Il tempo di
Quaresima è un invito pressante al rinnovamento della vita e ci
suggerisce tante modalità per esaminare attentamente il nostro stato
di salute e assumere le opportune medicine per arrivare a celebrare
con verità la Pasqua del Signore e il nostro risorgere con Cristo a
vita nuova.
La Parola di Dio che ascolteremo in questo periodo è molto ricca di richiami ad approfittare del tempo a nostra disposizione: «Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno» (Sir 5, 7), «Non indurite il cuore» (Sal 94, 8), «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5, 20), «Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita» (Deut 30, 19).
Anche la tradizione ebraica, molto esplicita su questo tema, ci può aiutare con il detto di rabbi Hillel, morto quando Gesù era bambino. Infatti “Egli era solito dire: “Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?” (Detti dei Padri 1, 14). In pochi passaggi logici egli toglieva ogni motivo di perplessità sulla via della conversione e spiegava che:
1. Se io non m’interesso della mia salute, chi
altro se ne prenderà cura?
2. Se poi io mi interesso solo della mia salute e
trascuro quella degli altri, in che razza di famiglia e società
posso aspettarmi di vivere?
3. E se non decido di cominciare adesso a fare il mio bene e il bene dei miei vicini, quando mai mi deciderò, data la mia propensione a rimandare di giorno in giorno?
Sono parole amichevoli e paterne come quelle
proposte a noi da papa Francesco per la Quaresima 2019:
“Cari
fratelli e sorelle,
ogni
anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di
prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione
della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la
pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In
questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il
compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al
mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati
salvati» (Rm
8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi
durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la
storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente
aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli
di Dio» (Rm
8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di
riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella
prossima Quaresima.
1.La
redenzione del creato
La
celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione
di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a
vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro
diventare conformi a Cristo (cfr Rm
8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.
Se
l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si
lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm
8,14)
e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da
quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa
del bene anche al creato,
cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san
Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i
figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero
pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a
raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello
stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita
dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e,
con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo
anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate
sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato
si’,
87).
Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e
sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.
2.
La
forza distruttiva del peccato
Infatti,
quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto
comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature –
ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente,
di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende
allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i
limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di
rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della
Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno
Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per
il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la
Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la
logica del tutto
e subito, dell’avere
sempre di più finisce per imporsi.
La
causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo
apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con
gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso
il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad
incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con
l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si
è trasformato in un deserto (cfr Gen
3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a
ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo
non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a
scapito delle creature e degli altri.
Quando
viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per
affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che
abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc
7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno
smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso
anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone
e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni
desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche
chi ne è dominato.
3.
La
forza risanatrice del pentimento e del perdono
Per
questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli
di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è
in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco,
ne sono nate di nuove» (2
Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il
creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e
alla terra nuova (cfr Ap
21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a
restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il
pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la
ricchezza della grazia del mistero pasquale.
Questa
“impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando
si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti
gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la
conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire
«dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della
gloria dei figli di Dio» (Rm
8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa
conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e
concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale,
familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la
preghiera e l’elemosina.
Digiunare,
cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e
le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la
nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può
colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare
per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza
del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua
misericordia. Fare
elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare
tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che
non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha
messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i
nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera
felicità.
Cari
fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un
entrare nel deserto
del creato per farlo tornare ad essere quel giardino
della comunione con Dio che era prima del peccato delle
origini (cfr Mc
1,12-13; Is
51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso
cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che
«sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella
libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm
8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo
favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino
di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su
noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi
dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i
nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto
della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte,
attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.
Dal
Vaticano, 4 ottobre 2018,
Festa di San Francesco d’Assisi