La creazione come libro di Dio tra san Giovanni della Croce e la Laudato si’ di Papa Francesco

Questa riflessione nasce dalla volontà di condividere con i nostri lettori le impressioni scaturite dalla seconda scheda inviataci dalla Casa Generalizia dei Carmelitani Scalzi, che ci invita a meditare sul legame tra san Giovanni della Croce e la Laudato si’ di Papa Francesco. La scheda porta il titolo: “La creazione, un’icona”, e ci spinge a considerare il mondo naturale non solo come contesto o risorsa, ma come segno vivente della presenza di Dio, capace di educare l’anima e orientare la vita cristiana. In un tempo in cui il rapporto tra l’uomo e la natura appare spesso segnato dallo sfruttamento e dalla superficialità, questa prospettiva si presenta come un invito a riscoprire uno sguardo contemplativo e responsabile.
Nel cuore del silenzio del convento, fra Giovanni della Croce insegnava ai confratelli un mistero che la teologia e la filosofia spesso ignorano: la creazione è un libro vivente, un’icona che parla all’anima e conduce a Dio. Tra gli aneddoti della vita del Santo, si racconta che la sua cella, spoglia di ogni tomo e commentario, era testimone silenziosa di questa verità. In quella povertà esteriore si manifestava una grande ricchezza interiore, frutto di un rapporto intimo e costante con Dio. Si narra che un giovane frate, vedendo la stanza vuota, chiese: «Padre Giovanni, come fate a nutrire la vostra anima senza libri? Non temete che il silenzio diventi aridità o che la mente resti oziosa?»
Giovanni indicò due cose: la Bibbia e la finestra della sua cella. La Parola scritta, disse, conteneva tutto ciò che Dio aveva voluto comunicare; la finestra, invece, mostrava il Creato, un “libro” nel quale la voce di Dio si faceva visibile e tangibile. Dal paesaggio spagnolo, colline, boschi, cielo intenso, il giovane imparò che le creature non parlano per sé, ma riflettono il volto del Creatore. Ogni fiore, ogni tramonto, ogni albero è “vestito di bellezza” per mezzo della figura del Figlio, il Verbo incarnato che conferisce ordine, grazia e dignità a tutto ciò che esiste. In questo modo, la contemplazione del creato diventa una forma di ascolto della rivelazione divina, capace di accompagnare e approfondire la meditazione della Scrittura.
Come sottolinea Giovanni nella sua poesia, “mille grazie seminando passò per questi boschi con premura; e, mentre li guardava, con sola sua figura vestiti li lasciò di sua bellezza”. Le creature diventano così strumenti e testimoni della sapienza e dell’amore di Dio: contemplarle è leggere un messaggio che va oltre l’apparenza, un invito a riconoscere nella bellezza del mondo la presenza del divino. Per il Santo Carmelitano, la natura non è semplicemente uno spettacolo da ammirare, ma un richiamo continuo alla comunione con Dio, una via che educa il cuore alla lode e alla gratitudine.
Papa Francesco, nella Laudato si’, raccoglie questo stesso sguardo contemplativo, ma lo applica alla vita concreta. Scrive: “Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio” (LS 84). E sottolinea che “pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse” (LS 92), mostrando come la contemplazione non sia un esercizio astratto, ma una guida per l’agire responsabile. Guardare la natura, stupirsi della sua bellezza e della sua armonia, significa assumersi la responsabilità di custodirla e rispettarla. Significa anche riconoscere che la crisi ambientale è strettamente legata alla crisi spirituale e morale dell’uomo contemporaneo.
Il dialogo tra Giovanni della Croce e il mondo, e quello tra l’uomo e il creato secondo Francesco, hanno un filo comune: la contemplazione trasforma. Per Giovanni, il cuore dell’anima si educa all’amore, alla gratitudine e alla lode viva; per Francesco, lo sguardo contemplativo plasma il modo di vivere, orientando le scelte quotidiane verso la cura del mondo e la giustizia verso il prossimo. La natura non è un oggetto, né una risorsa da sfruttare, ma un libro, un’icona, un mistero sacro. Ogni creatura, dal fiore più piccolo alla montagna più maestosa, comunica Dio e invita alla responsabilità, al rispetto e all’azione. Questa consapevolezza genera uno stile di vita più sobrio, attento e solidale, capace di riconoscere il valore di ogni essere creato.
La bellezza del mondo, così come la contempla Giovanni, è al tempo stesso gioia e spina nel fianco: incanta e richiama al desiderio del Creatore. È questa tensione a guidare l’anima verso Dio, come insegna l’aneddoto sopra narrato, “La Finestra e l’Eterno”: la finestra diventa altare, la luce e la terra diventano libro, e l’anima impara a leggere in ogni creatura un segno della gloria di Dio. In questa esperienza spirituale si manifesta la vocazione profonda dell’uomo: essere pellegrino verso la pienezza, senza fermarsi alle realtà penultime, pur riconoscendone la bellezza e il valore.
Alla fine, la contemplazione diventa preghiera e azione: gli occhi che sanno stupirsi e i cuori che sanno amare conducono a mani capaci di custodire. Come scrive Papa Francesco (LS 100), in Cristo risorto “tutte le cose sono state create e riconciliate a sé”: il cammino del cristiano verso Dio passa attraverso la cura del mondo, la fraternità con ogni creatura e la partecipazione all’armonia universale voluta dal Creatore. La redenzione, infatti, non riguarda soltanto l’uomo, ma coinvolge l’intero cosmo, chiamato a partecipare alla gloria di Dio.
In questo senso, guardare la natura non è mai un gesto neutro: è un atto di lettura, di contemplazione e di responsabilità. È riconoscere che ogni albero, fiore o ruscello porta il segno dell’invisibile e invita l’uomo a diventare custode, fratello e testimone dell’amore divino. La contemplazione si traduce così in un cammino concreto: rispettare, proteggere, lodare e servire, affinché la creazione e l’uomo possano insieme tendere alla pienezza in Cristo. È un cammino che chiede conversione interiore, ma che apre anche alla speranza, perché ricorda che il mondo, nonostante le sue ferite, resta sempre luogo della presenza e dell’azione di Dio.
P.S. Vi alleghiamo anche il link attraverso il quale potete consultare la scheda inviataci dalla Casa Generalizia dei Carmelitani Scalzi, alla quale facciamo riferimento: https://www.carmelitaniscalzi.com/documenti/lettura-e-riflessione/2026_testo-2-lettura-degli-scritti-di-giovanni-della-croce/








