
Mi chiamo fra Giulio, e oggi il Signore mi concede novantasette anni. Novantasette… fanno quasi sorridere, perché quando ne avevo venti mi sembrava già tanto arrivare a quaranta.
E invece eccomi qui. Non perché sono stato bravo, mettiamolo subito in chiaro, ma perché il Signore è paziente. Molto più di quanto immaginiamo.
Dentro di me vive ancora quel ragazzo di diciott’anni che non sapeva cosa fare della propria vita. Avevo progetti semplici: una bottega ambulante di cianfrusaglie con mio cugino, qualche soldo onesto, una strada chiara. Dopo la guerra, con una madre vedova, non si stava a fare troppi sogni.
Poi sono arrivati quei fraticelli.
Li incontravo ad Adro. Piccoli, poveri, senza niente… eppure pieni di una gioia che mi metteva in crisi. Non era una gioia rumorosa, ma solida. Come una casa costruita bene. Tornavo a casa e pensavo: “Ma loro cosa hanno trovato?” E lì è iniziato tutto. Quando dissi a mia madre che volevo entrare, non fu una festa. E aveva ragione. Ma quando Dio mette una cosa nel cuore, non ti lascia più tranquillo. E alla fine sono entrato. E qui viene il punto che forse vi pesa di più, perché è quello che spaventa anche voi. Io non sono diventato sacerdote. Ho iniziato gli studi, sì. Ma ero lento. Gli altri correvano, io arrancavo. A un certo punto mi hanno fermato e mi hanno detto: “Giulio, tu resti fratello”. Capite? Fermato. Tagliato fuori da quello che sembrava “il meglio”.
Se oggi mi guardo indietro, vi dico con tutta sincerità: è stata una grazia immensa. Perché lì ho imparato una cosa che vale più di qualsiasi titolo: che davanti a Dio non conta quello che fai, ma per Chi lo fai. Dopo il noviziato, la mia vita è stata semplice: preghiera e lavoro. Aiuto cuoco, poi cuoco. Questuante. Sagrestano. Giardiniere. Le cose che nessuno sogna da giovane. Eppure… è proprio lì che ho trovato Dio.
A quarantacinque anni mi mandarono in Sicilia, a San Giovanni La Punta. Una comunità appena nata, povera, fragile. Ci sono rimasto più di cinquant’anni. Oggi si cambia ogni due o tre anni… io invece sono rimasto lì, come un vecchio ulivo. E sapete cosa ho scoperto?
Che la fedeltà, giorno dopo giorno, costruisce una gioia che non fa rumore, ma resiste a tutto.
Voi oggi avete paura. Paura di scegliere, paura di sbagliare, paura di perdere occasioni. Vi capisco. Ma vi dico anche: questa paura, se la ascoltate troppo, vi paralizza. Io ho sbagliato tante volte. Ho fatto cose male. Ho avuto giornate in cui pregavo poco e lavoravo svogliato. Non ero un santo… e non lo sono neanche adesso. Ma non è questo il punto. Il punto è tornare. Sempre. E qui voglio raccontarvi una cosa che mi ha accompagnato per tutta la vita.
Nel Carmelo si parla spesso di un fratello, Fra Lorenzo della Risurrezione. Non era sacerdote. Non era studioso. Era cuoco, come me. Sapete cosa diceva? Che si può stare alla presenza di Dio anche girando una frittata. Non è una battuta. È una cosa serissima.
Lui aveva capito che Dio non si trova solo in chiesa, ma anche in cucina, nel cortile, nel lavoro più semplice. Diceva che bastava fare tutto per amore, e parlare con Dio come si parla con un amico.
Io questa cosa non l’ho capita subito. Ci ho messo anni. All’inizio pregavo “quando si doveva”, e lavoravo “come si doveva”. Tutto separato. Poi piano piano… mentre tagliavo le verdure, mentre annaffiavo il giardino, mentre bussavo alle porte per chiedere l’elemosina… ho iniziato a parlare con Gesù. All’inizio male, distratto. Poi un po’ meglio. E alla fine ho capito: Lui c’era sempre. Non solo in cappella. E allora la vita cambia. Perché non devi più aspettare il momento perfetto per essere felice. Non devi avere tutto sistemato. Non devi essere “arrivato”. Puoi iniziare subito.
Voi pensate che la felicità venga quando avrete capito tutto. Non è così.
La felicità viene quando vi fidate. Io non ho mai capito tutto. Nemmeno ora, a novantasette anni. Ma mi sono fidato abbastanza per restare. E questo è bastato.
La fraternità mi ha salvato tante volte. Vivere insieme non è facile, lasciatevelo dire, ma è una scuola di amore concreta. Ti insegna a uscire da te stesso, a perdonare, a ricominciare.
E Gesù… Gesù è stato il filo che ha tenuto insieme tutto. Se oggi dovessi dirvi una cosa sola, sarebbe questa: non abbiate paura di una vita semplice. Non abbiate paura di non essere “i migliori”. Non abbiate paura di sbagliare strada, se state cercando sinceramente Dio. Perché Dio è più interessato al vostro cuore che ai vostri risultati. Fate un passo. Uno solo. Non tutta la vita insieme. Io ho fatto così. E il Signore ha fatto il resto. E se un giorno vi capiterà, come è capitato a me, di vedere qualcuno con una gioia vera… fermatevi. Non scappate. Perché lì, molto probabilmente, c’è Dio che vi sta chiamando. E vi assicuro, con novantasette anni sulle spalle, che vale la pena rispondere.








