
Il 16 gennaio 2026, nel monastero delle Carmelitane Scalze di Ragusa, abbiamo accolto e fatto nostra l’idea di don Alessandro Andreini, che ha voluto leggere il presunto segno del miracolo delle moltiplicazioni delle ostie avvenuto il 15 gennaio 2007 attraverso le letture bibliche proclamate quel giorno. Non si intende in alcun modo riflettere sull’autenticità del presunto segno, che rimane di competenza esclusiva degli uffici addetti della Santa Sede, attualmente impegnati nello studio del caso; l’intento è unicamente meditare sul presunto segno partendo dalle Scritture proclamate in quella celebrazione. Tornare con il cuore a quell’evento significa più che ricordare un fatto straordinario: significa immergersi nella silenziosa profondità di un incontro con il divino, lasciarsi attraversare dalla presenza viva di Cristo che si manifesta nei gesti più semplici e nello stesso tempo più pieni di mistero.
Immaginate il monastero di Santa Teresa di Gesù in quel giorno, il silenzio perfetto interrotto soltanto dal leggero crepitio delle candele e dal passo misurato delle monache, l’odore dell’incenso che accompagna ogni gesto, ogni preghiera. È il 15 gennaio 2007, e la Messa scorre come ogni giorno, con il ritmo della fede che accompagna la vita della comunità. Eppure, in quell’ordinarietà, accade qualcosa che sfugge a ogni calcolo umano: durante la distribuzione delle ostie, alcuni fedeli percepiscono una moltiplicazione. Il Pane di vita, come se non potesse essere contenuto nei limiti del calice e della patena, si manifesta nella sua abbondanza. Non è uno spettacolo da ammirare, ma un richiamo silenzioso alla realtà di Cristo che dona se stesso senza misura, un invito a riconoscere la sua presenza viva nel cuore della comunità.
Le letture di quel giorno illuminano questo segno con la loro profondità. Il libro degli Ebrei parla di Cristo come Sommo Sacerdote, di colui che offre se stesso come sacrificio perfetto e, nella sua obbedienza fino alla morte, diventa sorgente di salvezza per tutti. La moltiplicazione delle ostie diventa così immagine tangibile di questa verità: la grazia di Dio non si esaurisce mai, la sua presenza è sempre sufficiente, e chi lo cerca con cuore puro non rimane mai senza nutrimento spirituale. In quel silenzio contemplativo, ogni gesto quotidiano del monastero diventa un terreno dove la generosità divina si manifesta, ricordando a tutti che la sua abbondanza supera ogni limite e che ogni cuore aperto può accoglierla senza riserve.
Il Vangelo di Marco ci parla del vino nuovo in otri nuovi, un insegnamento che ci ricorda che la novità del Regno non può essere contenuta in strumenti vecchi o in cuori chiusi. Non basta aggiungere qualcosa di nuovo a ciò che già esiste; il Vangelo chiede una trasformazione totale, un’apertura completa alla grazia. Il segno delle ostie moltiplicate si colloca in questa prospettiva: è un vino nuovo che trabocca, un dono che supera i confini dell’ordinario e raggiunge chi è pronto a riceverlo. La comunità ecclesiale diventa così un “otro nuovo”, un luogo dove la fede, la preghiera e l’obbedienza permettono a Dio di manifestare la sua generosità in modo straordinario e insieme naturale, come se ogni atto di dedizione quotidiana fosse la preparazione silenziosa di un miracolo.
Non possiamo leggere questo segno senza pensare a madre Maria Candida dell’Eucaristia, proclamata da Giovanni Paolo II mistica dell’Eucaristia, che ha vissuto la sua vocazione di Carmelitana Scalza con totale fedeltà e dedizione. La sua vita è stata un continuo atto di offerta, una trasformazione di ogni momento in un servizio d’amore per Cristo. Il segno del 2007 appare come riconoscimento divino della sua esistenza, della sua costanza e del suo amore per l’Eucaristia. Diventa così un invito per la comunità e per chiunque desideri vivere con intensità la propria fede: l’Eucaristia non è un gesto rituale, ma un incontro vivo, un dono da accogliere e abitare con tutto il cuore, una presenza che trasforma la vita e rende visibile la grazia di Dio.
Questo dono straordinario non si limita a colpire per la sua singolarità, ma parla della realtà concreta della presenza di Cristo, della sua grazia sempre abbondante e della chiamata alla dedizione e alla preghiera che accompagna ogni vita monastica e secolare. Ogni celebrazione eucaristica, ogni adorazione silenziosa, ogni piccolo gesto quotidiano diventa occasione per moltiplicare la grazia, un luogo dove la presenza di Cristo si manifesta viva e tangibile. Il Pane della vita basta sempre per tutti, e chi lo accoglie con fede diventa testimone della sua abbondanza, vivendo nella quotidianità la straordinarietà di un dono che non si esaurisce mai.
Così il segno delle ostie moltiplicate non è un ricordo isolato né un miracolo da raccontare come leggenda. È un invito a fare della propria vita un luogo di accoglienza per Cristo, a lasciare che la sua grazia trasformi ogni momento, a rendere visibile la generosità infinita di Dio in ogni gesto, piccolo o grande che sia. La comunità di Ragusa, custode di questo evento, continua a vivere il mistero eucaristico con lo stesso cuore contemplativo che lo ha reso possibile, trasformando ogni giorno in eco del miracolo e della fedeltà divina, in memoria viva di una presenza che non conosce limiti e che abita chiunque si lasci toccare dalla sua grazia.









