“Che cosa si farà in paradiso, si amerà, si adorerà. Prendimi subito o mio Dio!”

Salvatore Iudice, figlio di Giovanni e Maria Guastella, nasce a Ragusa (RG) il 15 giugno 1935.

Ha otto fratelli ed è un bambino discolo: lo immaginiamo correre con la sua carrozzella lungo la discesa di Corso Italia.

A circa otto-nove anni, da un amico di gioco, Carmelo Migliorisi, è invitato ad andare in chiesa; da quel momento Salvatore inizia a servire Messa come chierichetto ed un giorno manifesta alla mamma di sentire nel suo cuore la vocazione.

Lei, donna Marruzzedda, come veniva chiamata dalle comari, dal giorno in cui il figlio le confida il desiderio di rispondere alla vocazione, si reca ogni giorno presso l’edicoletta votiva della Madonna delle Grazie non tenendo conto né del freddo né del caldo, né della pioggia né del sole per affidarle il figlio Salvatore affinché lo custodisca sempre in quella vocazione che ha sentito.

È lei stessa ad accompagnarlo dai Padri Carmelitani che lo prendono con loro.

Il 1° febbraio, dopo aver partecipato alla S. Messa nella sua parrocchia, il parroco don Tumino saluta il piccolo Salvatore che come Samuele ha sentito la voce del Maestro che lo invita a seguirlo.

Il giorno seguente alle cinque del mattino partecipa alla messa che viene celebrata al Carmine e insieme ad un padre carmelitano si dirige verso il Collegio degli aspiranti alla vita carmelitana a Carlentini. Ha solo 10 anni.

In seguito è trasferito ad Adro (BS) dove frequenta le classi ginnasiali con esito sufficiente. Entra al noviziato di S. Pietro in Oliveto a Brescia vestendo l’abito del Carmelo e prendendo il nome di Fra Teresio dell’Immacolata.

Fra Teresio ama la musica e, da autodidatta, impara a suonare l’organo così da poter eseguire brani di musica per le celebrazioni e le altre cerimonie religiose.

Emette la Professione dei voti “ad triennium” a Mantova il 21 luglio 1953 e la professione solenne a Brescia il 22 luglio del 1956. Riceve la Tonsura nella Basilica di San Marco a Venezia il 6 aprile 1957; nel capoluogo veneto riceve i quattro Ordini minori: Ostiariato e Lettorato nella Cappella della B. V. Maria Immacolata del seminario, l’Esorcistato e l’Accolitato nella Basilica Maria Salutis il 20 ottobre 1957 dal card. Giuseppe Roncalli. Il Suddiaconato gli viene conferito nella chiesa Santa Maria di Nazaret il 16 marzo 1958. È ordinato diacono il 14 marzo 1959 e sacerdote il 18 marzo 1961 nella Basilica di San Marco a Venezia dal Patriarca card. Giovanni Urbani.

Il giorno della sua ordinazione, nel trascrivere la sua preghiera ante missa, affida a San Giuseppe la custodia della sua purezza.

Termina l’anno pastorale a Treviso da dove riparte per ritornare nella sua Sicilia e dimorare nel Convento di Carlentini, conventualità che gli viene data dal padre provinciale p. Silvio per poter stare vicino al fratello infermo.

Padre Teresio cresce massiccio, alto, voglioso di operare, spiccio nel parlare. Il suo carattere estroverso rivela il suo cuore ricco di umana tenerezza e il suo animo capace di percepire i bisogni altrui. Gli vengono affidati vari incarichi nel Convento di Carlentini: economo, vicario, priore.

Fin da giovane prete è coinvolto nella pastorale familiare. La famiglia, per padre Teresio, è sempre stata il luogo privilegiato di educazione umana e cristiana e per queste finalità, la migliore alleata del suo ministero sacerdotale. Ha sempre cercato di integrare ed armonizzare, nell’azione pastorale, il ministero sacerdotale con l’autentico Vangelo del matrimonio e della famiglia. Ha lavorato incessantemente affinché le due vocazioni siano modello di integrazione, uscendo da logiche di subordinazione e riconoscendo ad entrambe pari dignità poiché derivano dall’unico sacerdozio di Cristo. Questa pastorale preoccupa molto i suoi superiori tanto che nella lettera di trasferimento a Carlentini p. Giulio, allora provinciale, gli raccomanda di non andare in giro per le famiglie del paese. Dallo stesso superiore gli viene chiesto di essere promotore vocazionale per tutta la Sicilia, compito che egli ha poi continuato quotidianamente nel silenzio con la preghiera del Santo Rosario.

Nel 1975 insieme ad altri tre giovani frati tenta una nuova forma di vita monastica fondata sulla preghiera, sulla vita apostolica e il lavoro. Da questo desiderio nasce Monte Carmelo, il luogo dove la comunità di Carlentini si è trasferita. Il 10 ottobre 1998 inizia il Commissariato di Sicilia Sant’Alberto di Trapani il quale lo vede coinvolto in prima persona contribuendo all’implantatio Ordinis. Anche nella nuova realtà copre vari incarichi: è nominato vicario e priore della comunità, economo provinciale per diversi anni. Poi, per poco tempo, priore nella casa dello studentato a Trappeto – San Giovanni La Punta e rettore del Santuario Madonna dei Rimedi a Palermo. A causa dell’inizio della sua malattia da li è trasferito e ritorna a Monte Carmelo… sua ultima conventualità! Dal 2009 la sua salute è seriamente compromessa: prima operato al cuore a causa di un’insufficienza cardiaca e poi un’insufficienza renale lo costringe alla dialisi per ben 10 anni.

In quest’ultimo decennio, padre Teresio è chiamato a vivere il Vangelo della sofferenza «e a partecipare a quella sofferenza, per mezzo della quale ogni sofferenza è stata anche redenta» e così abbracciando la sua croce è divenuto partecipe della sofferenza redentiva di Cristo.

Nel maggio del 2012 è operato al cuore e nel corso dell’anno ha un sensibile peggioramento delle condizioni di salute. Ai problemi del cuore si aggiungono quelli relativi alla dialisi e ad alcune piaghe alle caviglie che limitano le sue possibilità di movimento. Piaghe che attraverso la pazienza del suo infermiere con il tempo guariscono. Nel 2018, a causa di un disturbo cardiovascolare agli arti inferiori cammina nuovamente con difficoltà, e nel mese di dicembre subisce un intervento cardiovascolare alla gamba destra. Da questo intervento non riesce più a camminare e le sue condizioni cliniche, seppur lentamente, peggiorano.

Martedì cinque marzo 2019 è portato in ospedale per un ulteriore consulto medico, le sue condizioni cliniche peggiorano e l’otto marzo, constatata l’irreversibilità della sua salute, ritorna in Convento. Il giorno seguente alle ore 16.15, giorno di sabato, padre Teresio va a cantare le lodi al Signore in Cielo, insieme alla Madre di Dio. Le esequie verranno celebrate giorno 11 marzo alle ore 10.30 e la sua salma portata al cimitero di Ragusa.

L’attenzione di padre Teresio nei confronti della Vergine Maria è sempre stata di “fiducia filiale”. Un nostro confratello che lo ha assistito nei suoi ultimi giorni lo ha sentito ripetere diverse volte le parole di Gesù al discepolo amato: «“Ecco tua Madre”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa».

La devozione mariana e la fiducia filiale sono state assimilate da padre Teresio nell’ambiente domestico grazie alla mamma. Le prime preghiere gli furono insegnate a casa e mai erano indirizzate a Dio senza ricordare la Madre che Egli ha voluto avere in terra. Da questo certamente derivava la fiducia nella Vergine Santissima. Anche altre preghiere popolari e imparate nell’infanzia hanno segnato la vita di padre Teresio. Ricordiamo come egli ripeteva la preghiera dell’Angelo di Fatima insegnata ai tre pastorelli come giaculatoria in riparazione dei tanti peccati. Questa spiritualità semplice e profonda lo ha formato fin da ragazzo e si è concretizzata in lui attraverso la celebrazione dell’Eucaristia e la preghiera del Rosario,

Tra le sue devozioni ricordiamo anche l’amore a San Giuseppe e all’Angelo Custode.

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