Trigesimo di padre Teresio

In occasione del trigesimo di padre Teresio che verrà celebrato oggi presso il nostro Convento alle ore 19.00, pubblichiamo l’omelia tenuta dal nostro vescovo emerito mons. Giuseppe Costanzo che ha presieduto la celebrazione delle esequie il giorno 11 marzo.

           «P. Teresio ci ha lasciato. Ha lasciato la terra d’esilio per raggiungere la casa del Padre. Si è congedato dal Carmelo terreno, per incontrare la Madre del Monte Carmelo. Ha cessato di soffrire, ma sapeva con lucida certezza di fede, che “le sofferenze del momento presente sono un nulla in confronto alla gloria futura” che attendeva. Ha abbandonato lo stato attuale di prigionia ed è rientrato in patria. Davvero per il cristiano “morire è un guadagno” (Fil.1,21), esulare dal corpo è abitare presso il Signore (2 Cor. 5,6-8).

P. Teresio era un uomo gioviale, accogliente, dotato di grande sensibilità artistica, innamorato della spiritualità carmelitana. Aveva vivo il senso dell’amicizia, della vita fraterna, della comunione ecclesiale. Teneva la scuola di orazione teresiana. Divulgava la conoscenza dei Santi del Carmelo.

Profondamente radicato nella sua vocazione ha il senso della fede – che – come Iundel  l’ha definito, è “una scelta sempre più libera di un amore sempre più forte” . La malattia lo ha purificato; la morte ce lo ha strappato; ma – come canta la liturgia – “ai tuoi fratelli la vita non è tolta ma trasformata”. La morte resta ridimensionata nella sua tragicità; diventa un fatto di secondaria importanza, giacché Cristo è risorto, e quindi ha vinto la morte, ha annientato lo strapotere del peccato, ha dato vita ad una nuova umanità, profondamente animata dallo Spirito e mandata nel mondo per dire ad ogni uomo: Dio ti ama. Per te ha sacrificato suo Figlio. Per te lo ha risuscitato.

Radicato nella sua vocazione, egli ha il senso della fede – che – come Iundel  l’ha definito, è “una scelta sempre più libera di un amore sempre più forte” . La malattia lo ha purificato; la morte ce lo ha strappato; ma – come canta la liturgia – “ai tuoi fratelli la vita non è tolta ma trasformata”. La morte resta ridimensionata nella sua tragicità; diventa un fatto di secondaria importanza, giacché Cristo è risorto, e quindi ha vinto la morte, ha annientato lo strapotere del peccato, ha dato vita ad una nuova umanità, profondamente animata dallo Spirito e mandata nel mondo per dire ad ogni uomo: Dio ti ama. Per te ha sacrificato suo Figlio. Per te lo ha risuscitato.

Il cristiano sa che la morte non è la fine, ma un nuovo inizio, una nuova nascita, l’ultima nascita, quella definitiva: con la morte io non precipito nel vuoto, non sprofondo nell’abisso del nulla, ma incontro qualcuno che amo e che mi ha amato per primo: incontro Dio. Morendo entro per sempre nella vita di Dio, in Dio. Finalmente potrò amare come Dio ama. E soprattutto potrò vedere Dio “faccia a faccia”. “Lo vedremo così come Egli è”  “ Saremo per sempre con Lui”. La nostra sete di Lui sarà saziata.

Quel volto che ho cercato per tutta la vita, ora posso vederlo: per tutta la vita ho invocato: “ Il tuo volto, Signore, io cerco, non  nascondermi il tuo volto”.Ora posso parlare con Lui a tu per tu, in una gioia, in una festa che non avrà fine: “Gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”.Gesù, Colui che ha vinto la morte, mi dice: “ Io sono la risurrezione e la vita”. Io sono la risurrezione, perché sono la vita. Non dice: “Io faccio risorgere”, ma “ io sono la risurrezione”.

La vita ora sarà eterna. Finalmente degna dell’uomo. Una vita all’altezza di perennità, di pienezza, di gioia senza confini e senza ombre. Quella vita che in noi urge dal profondo e che Gesù ci dà: “ Io vivo e voi vivrete”».

† Giuseppe Costanzo

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