Mettiamoci davanti al Crocifisso

Nella celebrazione liturgica del Venerdì Santo dichiariamo di credere che Gesù è vivo e che è la nostra Vita. bisogna però che la nostra vita sia coerente coi nostri gesti. Dio non ci ha amato per gioco. pensiamo che cosa significhi l’amore di Dio: è l’abbandono del Figlio Unigenito al martirio. e, nella carne di questo Figlio Unigenito crocifisso, siamo chiamati a riamare Dio, anche noi e non solo per gioco.

L’amore di Dio! Siamo abituati a pronunziare questa parola senza tremare e ci capita anche di parlare di amore di Dio come se fosse un semplice modo di dire, come se la realtà dell’amore fosse un’altra. non è così. I segni e i misteri che celebriamo in questi giorni ci dicono che l’amore di Dio è un’immensa, infinita realtà. Una realtà che diventa storia dell’uomo, che invade e permea e sostanzia la vita di ogni uomo. ogni uomo è amato da Dio nell’olocausto di Cristo; ogni uomo è salvato da Dio nel martirio di Gesù.

Bisogna che ci pensiamo. Abbiamo bisogno di rinnovare la nostra anima in questo amore perché la nostra fede trasformi profondamente la nostra esistenza e non resti soltanto un discorso convenzionale. Dopo aver capito che cosa sia l’amore di Dio, dovremmo aver paura a pronunziare questa parola quando Dio ne sia lontano e quando Dio ne sia estraneo. E dovremmo pensare che nella nostra vita, fatta per essere una vita di amore, c’è bisogno di Dio e del suo Figlio Gesù perché questo amore non sia soltanto l’esperienza di un’ora, ma il Viatico di una vita eterna. É questo che celebriamo oggi.

Mentre abbiamo il cuore l’avvenimento della passione e della morte del Signore, oltre che l’amore di Dio, dobbiamo pensare anche all’odio degli uomini. Questo ucciso e abbandonato è stato ucciso dall’odio, dall’odio di ogni uomo, anche dal nostro. È stato ucciso dai nostri cuori inariditi, è stato ucciso dai cuori egoisti, è stato ucciso dai cuori che mettono il loro tornaconto prima di ogni altra realtà. Sappiamo che parlare di comunione tra gli uomini, di umana solidarietà, di umana comprensione, di umana giustizia, qualche volta anche di umana carità. Ci riempiamo la bocca di queste parole, ma forse restano parole perché non sono accompagnate dall’amore di Dio. Non c’è nessun sistema di impegno umano, non c’è nessun sistema del convivere sociale che renda il cuore dell’uomo incapace di odio. se non impariamo dall’amore di Dio, a poco a poco riemergerà sempre dal fondo abissale del nostro spirito e della nostra natura una qualità maligna, un egoismo che ci farà dimenticare gli altri e, poco per volta, ce li farà sfruttare.

Oggi siamo qui. L’amore di Cristo ci ha raccolti intorno alla Croce. Se nel nostro cuore c’è qualche palpito che non è l’amore, deponiamo nel cuore di Gesù; se nella nostra vita c’è qualche aspirazione che non è carità, deponiamola nel cuore di Cristo e sia il suo amore a purificare i nostri cuori, a renderli generosi e a renderli veri. Veri, soprattutto; affinché quando parliamo di comunione, quando parliamo di umanità, siamo dei cristiani che trasmettono ciò che hanno ricevuto da Cristo e che rendono fecondo ciò che il suo Sangue ha loro donato.

Il Sangue di Cristo è in noi per l’amore di Dio. quest’amore ci aiuta a capire Dio e a volerci bene, a capire noi stessi e a capire i nostri fratelli e a capire che tutto il mistero della vita dell’uomo è una partecipazione continua dell’amore di Dio e un pellegrinare verso questo amore. Giorno per giorno, attraverso le multiformi esperienze della vita, che possono anche sembrare talvolta intrise di odio ma che devono invece essere sempre esperienze di carità.

Davanti al Crocifisso è facile perdonare, è facile volersi bene, è facile soprattutto dare a questo sentimento della bontà un clima di autenticità, di verità che vada oltre alla commozione di un momento e oltre l’interesse di un’ora e diventi un po’ il segno di tutta la vita. offriamo a Cristo la gratitudine per averci amato e insieme il desiderio che il suo amore porti dentro di noi l’amore vero.

É l’unico modo per essere veramente riconoscenti. Cristo lo gradisce, lo accoglie e nel suo Sangue lo rende fecondo.

Particolare dell’Albero delle sette parole

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