La piccolezza evangelica

Nel terzo “Sabato di Catechesi Mensile” abbiamo cercato di approfondire il messaggio del Tempo Liturgico del Natale. Per quanti non possono essere presenti a questa iniziativa offriamo lo scarno schema che svilupperà il tema, sperando che possa stimolare la ricerca personale, la formazione permanente e la lectio divina in questi giorni benedetti.

“Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua forza contro i tuoi avversari per ridurre al silenzio il nemico e il vendicatore” – (Salmo 8, 3)

La “piccolezza” evangelica:

Annuncio della Liturgia

Il periodo di Natale è la “narrazione” della salvezza dell’uomo operata tramite i piccoli: il piccolo Gesù, il piccolo Giovanni Battista, i piccoli innocenti, i piccoli pastori, i grandi Sapienti venuti dall’oriente che si fanno piccoli e “ignoranti” chiedendo informazioni ad altri.

Annuncio del Vangelo

I Vangeli vanno poi oltre l’infanzia di Gesù e dilatano il suo insegnamento spiegando che la piccolezza rivela Dio, cioè Dio si rivela nella piccolezza, Dio si rivela ai piccoli, nei piccoli, e, in Gesù, “si fa“ piccolo proclamando: «Ti benedico o Padre perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli». In Gesù, Dio vuole restare piccolo per essere trovato ed aiutato da tutti: «Avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero in carcere…».

C’è un perché di questo mistero?

Dio si rivela anche nella grandezza della natura e degli uomini che governano; ma la grandezza spesso tradisce il Creatore: per restare tale la grandezza si difende e per difendersi diventa crudele. La piccolezza invece non fa invidia a nessuno, non si difende: è e resta inerme e così diventa lo specchio non solo dell’onnipotenza del Creatore ma anche della sua misericordia che in lei opera le “meraviglie” più belle.

Un messaggio antico e sempre nuovo.

Tutta la Sacra Scrittura ripete infinite volte che Dio ha le sue “preferenze” ma è nel Vangelo e nel canto della Vergine Maria che ha la sua sintesi più stringata: «…Egli ha spiegato la potenza del suo braccio/ ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni/ ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati/ ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo/ ricordandosi della sua misericordia».

Lo Stile di Dio

Si tratta di uno “stile” divino, di un vero gusto per il paradossale, che infinite volte viene riproposto all’uomo per contagiarlo con questa passione, facendogli gustare la Bellezza e l’Onnipotenza dell’essere “piccolo”: la donna sterile diventa madre, così pure una vergine, la Beatitudine del Regno di Dio si realizza nei poveri, negli affamati di giustizia, negli operatori di pace, nei puri di cuore, in coloro che sono perseguitati a causa della loro fedeltà a Dio. Gli “ultimi” della società e i meno stimati divengono – nella bocca di Gesù e nella sua storia – i provocatori modelli di comportamento: bambini, donne, pubblicani, prostitute, i samaritani, una pagana libanese e perfino un Centurione romano o un Criminale crocifisso: tutti personaggi che nel Vangelo sembrano i più bravi e i più pronti ad accogliere la novità del Regno di Dio. Gesù sceglie tutti gli scarti della società dei “Benpensanti” per proporre il vero volto del Padre Misericordioso nel quale si condensa la sostanza della sua Buona Notizia. Essi sono i suoi migliori “missionari”.

Anche oggi.

Anche oggi Gesù, la bellezza del suo Vangelo, il calore pervasivo del suo Amore universale si “propone” ad ogni uomo, non si “impone”. Si può lasciarsi contagiare da Lui e diventare così creature nuove e – agli occhi del mondo – molto strane se non pericolose. Oppure si può rigettarlo per mancanza di fede o per i motivi più diversi. Quello che non si può fare invece – e che purtroppo va sempre di moda – è autoproclamarsi cristiani, cattolici, devoti di Maria e rivestire il proprio sedicente cristianesimo con una “saggezza” egocentrica, etnocentrica, xenofobica che diventa un oltraggioso camuffamento da Carnevale dell’Amore di Dio rivelato nella stoltezza della Croce.

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