con i Carmelitani Scalzi e le Edizioni OCD 26 novembre – 25 dicembre 2025
In questo Avvento, lasciati guidare da Santa Mariam di Gesù Crocifisso, la “piccola araba” di Betlemme: una donna semplice, infiammata dallo Spirito Santo, che seppe trasformare la sua povertà in via di luce e comunione con Dio.
Attraverso la sua vita e la sua voce, i Carmelitani Scalzi e le Edizioni OCD ti invitano a percorrere “la via dei poveri del Signore” — un cammino interiore fatto di fiducia, abbandono e amore ardente, per preparare il cuore alla venuta di Cristo.
Su questa pagina troverai tutte le informazioni su come “funzionano” gli esercizi. La partecipazione è gratuita.
Gli iscritti riceveranno ogni venerdì, prima della rispettiva settimana d’Avvento:
una meditazione e un breve video sul Vangelo domenicale e sui testi di S. Maria di Gesù Crocifisso,
oltre a brevi testi quotidiani per la preghiera personale.
I materiali possono essere diffusi liberamente anche separatamente. È inoltre possibile seguire gli esercizi anche su Facebook: facebook.com/EserciziOnline
Mi chiamo Lucio, sono nato e cresciuto a Milano da genitori pugliesi. Dopo anni di lavoro come magazziniere e carrozziere, un trasferimento mi ha portato in Sicilia. Dentro di me a iniziato a risuonare una domanda: “Signore, cosa vuoi da me?”
Sono cresciuto vicino ai Frati Minori, ma senza saperlo il Carmelo e Santa Teresa mi hanno sempre accompagnato, soprattutto attraverso quella preghiera che cantavo da ragazzo: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta.”
In Sicilia ho sentito che il Signore mi chiedeva qualcosa di più profondo. Su suggerimento del mio direttore spirituale ho incontrato un carmelitano, Padre Paolo, e da quel momento ho cominciato a sentirmi a casa nella spiritualità carmelitana. A ottobre 2024 ho iniziato a frequentare la comunità di Monte Carmelo, prima nei weekend, poi stabilmente, dando inizio al mio cammino di discernimento.
Per me il discernimento non è solo capire se entrare o no, ma imparare ad ascoltare Dio nella vita di ogni giorno: nella preghiera, nella comunità, nei piccoli eventi quotidiani. È un cammino che si fa insieme, lasciandosi guidare e plasmare, imparando a riconoscere la voce del Signore tra tante altre.
Le giornate scorrono tra preghiera, letture e vita fraterna. Ho imparato che ogni cosa ha il suo tempo, e che vale la pena gustare con calma sia le gioie che le fatiche. Anche il lavoro in campagna come il raccogliere carrube, uva e olive è diventato un momento di grazia.
Ogni giorno è un dono. Quando scegli di accogliere Gesù e di lasciarti modellare dalla sua volontà, la vita cambia: non è sempre facile, ma diventa vera e piena.
Mi chiamo Giovanni Lentini, ho 35 anni e vengo da Rosolini (SR). Il mio incontro con il Carmelo è nato da una ricerca personale: desideravo capire quale fosse davvero il disegno di Dio sulla mia vita. Così, passo dopo passo, il Signore mi ha guidato. Prima ho conosciuto le Monache Carmelitane di Noto, poi i Padri di Ragusa, e infine ho partecipato a un campo estivo per giovani, dove ho incontrato i Padri del Convento “Monte Carmelo”. Da lì è iniziato un cammino più profondo, che mi ha portato a vivere il periodo di aspirandato.
L’Aspirandato è un tempo prezioso di discernimento e conoscenza reciproca tra chi sente una possibile chiamata alla vita carmelitana e la comunità che accoglie. È un periodo in cui si impara a conoscere la vita religiosa dall’interno, attraverso la preghiera e la vita fraterna. È anche un’occasione per maturare umanamente, per scoprire i propri talenti e imparare a metterli al servizio degli altri.
Per me, è stato come un anno di ascolto: ascolto di Dio, di me stesso e della comunità.
Durante l’aspirandato ho vissuto giornate fatte di preghiera, lavoro, lettura del Vangelo, incontri con il responsabile e momenti di confronto con la guida spirituale. Ho avuto anche la grazia di conoscere alcune monache di diversi Monasteri delle Carmelitane Scalze del Commissariato di Sicilia, e lì ho sperimentato il calore di una famiglia che vive lo stesso ideale di amore per Cristo. Un momento forte è stato il pellegrinaggio mariano e giubilare, durante il quale ho attraversato la Porta Santa: un gesto semplice, ma che per me ha segnato una nuova tappa, come se il Signore mi invitasse a “passare oltre”, verso una vita nuova.
All’inizio avevo paura della solitudine. Temevo quel silenzio così diverso dal rumore del mondo. Ma poi, camminando, ho capito che la solitudine del Carmelo è abitata da una Presenza. Come dice Santa Elisabetta della Trinità, ho imparato a stare “solo con il Solo”. E proprio lì ho scoperto che non sono mai davvero solo: Gesù è con me in ogni momento della giornata, anche nei più semplici. È in quella solitudine che ho sperimentato l’Amore vivo di Cristo.
Oggi comprendo meglio le parole di Santa Teresa d’Avila, quando parla dell’anima come di un castello interiore dove, nel centro più segreto, abita il Re. L’orazione, per me, è diventata un incontro personale con Gesù, un dialogo cuore a cuore che dà senso a tutto il resto.
Questo tempo di aspirandato mi ha aiutato a dare un sapore nuovo alla vita, mettendo Gesù al primo posto. Non so ancora dove mi porterà il cammino, ma so che il Signore mi chiama a seguirlo più da vicino, e che il Carmelo è per me una casa dove imparare a vivere alla Sua presenza, nel silenzio e nella fraternità.
Il 1° ottobre è stata una giornata speciale per la comunità del Carmelo Scalzo: Elisa Mendola ha pronunciato la sua Promessa Definitiva nell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi di Sicilia, durante la celebrazione dell’Eucaristia presieduta dal Superiore Maggiore dell’Ordine.
Dopo l’omelia, con il cuore pieno di fede e commozione, Elisa ha espresso il suo impegno davanti ai membri dell’Ordine e al Superiore Maggiore, suggellando un cammino spirituale iniziato anni prima.
In una toccante testimonianza, Elisa racconta:
“Nella Festa di Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo ho pronunciato la mia Promessa Definitiva presso la Casa di Preghiera di Monte Carmelo a Villasmundo. La presenza, la preghiera e l’affetto di tutti i membri dell’Ordine Secolare, dei miei familiari e dei partecipanti alla celebrazione eucaristica mi hanno sostenuta in questo passaggio fondamentale del mio cammino nel Carmelo.”
Ricorda con emozione il primo incontro con Monte Carmelo: “Era tempo di Pasqua e ho subito sentito un luogo di profonda spiritualità e pace. Frequentando la Casa di Preghiera e ascoltando i frati, è nato in me il desiderio di conoscere più a fondo la spiritualità carmelitana.”
Il percorso di Elisa è iniziato ufficialmente nel 2017 con il periodo di accostamento, durante il quale ha percepito di avere un posto nella grande famiglia del Carmelo. Nel 2018 è stata ammessa all’OCDS, dando inizio a un periodo di formazione che le ha permesso di approfondire la vita e gli insegnamenti dei santi carmelitani. In particolare, negli ultimi anni, la figura di Santa Teresa di Gesù Bambino ha rappresentato per lei un punto di riferimento spirituale, soprattutto in occasione del 150° anniversario della nascita della santa e del centenario della canonizzazione.
Riguardo alla sua Promessa Definitiva, Elisa spiega:
“La formula che si pronuncia recita: ‘Prometto di tendere alla perfezione evangelica secondo le Costituzioni dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi, per tutta la vita.’ Questo momento non rappresenta un punto d’arrivo, ma un vero e proprio punto di partenza: essere chiamati da Cristo a collaborare alla sua missione evangelica.”
Per Elisa, il Carmelo è il luogo dove si cresce nell’intimità con il Signore, dove il silenzio e la preghiera quotidiana diventano nutrimento per la vita spirituale, e dove il sì a Dio si rinnova con consapevolezza e determinazione.
“Ora il mio desiderio è continuare a conoscere e approfondire la vita dei santi, per imparare da loro come cercare Dio e vivere nella Sua comunione. Possa Maria, Madre del Carmelo, sostenere e proteggere ogni carmelitano, e Santa Teresa di Gesù Bambino guidarci lungo il cammino con fiducia e abbandono all’Amore di Dio Padre.”
La comunità del Carmelo Scalzo celebra con gioia questo momento, ringraziando Elisa per la sua testimonianza di fede e il suo esempio di dedizione alla vita carmelitana.
La vita monastica è spesso immaginata come un’esistenza fatta solo di preghiera, silenzio e contemplazione. Questo è certamente il cuore del carisma carmelitano, ma non è l’unica verità. La Regola dei Carmelitani include infatti una prospettiva profonda e pratica sul lavoro, elevandolo a parte integrante della vita spirituale. Non si tratta solo di guadagnarsi da vivere, ma di un vero e proprio esercizio ascetico e apostolico.
Il Lavoro: Un Ponte tra Eremo e Quotidianità
Nella tradizione del Carmelo, il lavoro non è un optional, ma un dovere evangelico con radici profonde:
Imitazione Apostolica: La Regola si ispira direttamente all’esempio di San Paolo, che lavorava «con fatica e sforzo notte e giorno» per non essere di peso a nessuno e per dare un esempio. La famosa ammonizione paolina, «chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2 Ts 3, 10), è pienamente accolta. Il lavoro è, quindi, una forma di povertà concreta e di dignità.
Antidoto all’Oziosità: L’ozio è visto come la porta aperta a ogni tentazione. Il capitolo 17 della Regola è chiaro: «Dovete avere qualche lavoro da fare, affinché il diavolo vi trovi sempre occupati». Mantenere la mente e il corpo attivi nel servizio e nell’occupazione onesta è una disciplina fondamentale per custodire l’anima.
Lavoro e Silenzio: L’aspetto più caratteristico è forse il modo in cui il lavoro si sposa con la vocazione contemplativa. Non è un rumore che distrae, ma un’azione che va compiuta nel silenzio e nel raccoglimento, prolungando così la preghiera. La mente resta fissata in Dio, anche mentre le mani sono impegnate, realizzando un equilibrio tra l’azione e la contemplazione (il celebre binomio «Ora et Labora»).
Sia che si tratti di lavoro manuale (coltivare l’orto, pulire la casa, cucire) o intellettuale e apostolico (studio, predicazione, direzione spirituale), l’impegno è sempre finalizzato al sostentamento della comunità e alla gloria di Dio.
Se la Regola offre la struttura, è con Santa Teresa di Gesù (d’Avila) che il lavoro assume la sua massima espressione concreta nel Carmelo Scalzo.
Teresa, una delle più grandi mistiche della Chiesa, fu allo stesso tempo un’instancabile lavoratrice,fondatrice e amministratrice. Nei suoi scritti, è evidente che non concepiva una spiritualità disincarnata:
L’Amore si Dimostra con le Opere: Per la Santa, la vera misura della crescita spirituale non risiede in estasi o sentimenti, ma nell’amore che si manifesta attraverso i fatti. Il suo celebre motto, «Non si tratta di molto pensare, ma di molto amare», implica che la preghiera deve sfociare nel servizio effettivo a Dio e al prossimo.
La Fatica come Carità: Il suo “Castello Interiore” e le sue esperienze mistiche non la dispensarono mai dal duro lavoro pratico. Le sue monache dovevano provvedere al proprio sostentamento con lavori umili, e lei stessa si sobbarcò l’enorme fatica di viaggiare e fondare monasteri in tutta la Spagna. Questo lavoro incessante era visto da Teresa come la più alta forma di carità apostolica, un modo per sostenere la Chiesa e le missioni.
“Soldati” di Cristo: Teresa vedeva le sue comunità come un piccolo esercito di “soldati” che, con la preghiera e il sacrificio (il “lavoro duro” è parte di questo), combattevano per il Regno di Dio. La vita di clausura non era una fuga dal mondo, ma una trincea spirituale da cui si operava attivamente per la salvezza delle anime.
In definitiva, per Teresa d’Avila, il lavoro quotidiano, per quanto umile o faticoso, è il terreno di prova della vera orazione. L’unione con Dio, che si realizza nella cella, trova la sua perfezione nella pratica attiva della carità e nell’impegno a costruire il Regno, mattoni dopo mattone.
La Chiesa si prepara a celebrare la 99ª Giornata Missionaria Mondiale, un appuntamento cruciale che ci ricorda la vocazione universale di ogni battezzato: essere “missionari di speranza tra le genti”.
Il messaggio di Papa Francesco per questa Giornata è un invito potente, tratto dalla parabola del banchetto nuziale: “Andate e invitate al banchetto tutti” (Mt 22,9). Non è un semplice suggerimento, ma un comando che risuona con urgenza e amore. Dio, con infinita pazienza, non si arrende di fronte ai nostri rifiuti o distrazioni, ma continua a chiamare, desideroso di vederci riuniti alla Sua mensa di gioia, condivisione e salvezza.
Questo “andare” instancabile ci spinge verso le periferie esistenziali e geografiche, non con logiche di proselitismo, ma con la vicinanza, la compassione e la tenerezza che sono il volto stesso di Dio. Siamo chiamati a essere “artigiani di speranza”, portando il Vangelo – la Buona Notizia – non solo con le parole, ma con la testimonianza di una vita vissuta nella fede e nella carità.
La spiritualità missionaria che ci anima si nutre di preghiera incessante, come Mosè con le braccia alzate e la vedova con la sua insistenza. È una fede salda, fondata sulla Parola di Dio, che ci rende capaci di “patire ed essere disprezzati” per Cristo, come testimoniato da San Giovanni della Croce. Accettare la fatica, la solitudine, l’incomprensione e la precarietà della missione non è un peso, ma un modo per conformarsi al Redentore e rendere fecondo l’annuncio.
In questa Giornata, ogni cristiano è chiamato a riflettere: come posso rispondere all’invito del Re? Con la preghiera, con il sostegno concreto ai missionari, ma soprattutto, con una vita che sia un continuo “andare e invitare” al banchetto della Speranza che solo Cristo può offrire.
Uniamoci nella preghiera e nel sostegno ai missionari in ogni angolo del mondo, affinché la fede e la gioia del Vangelo possano raggiungere davvero tutti!
Il Calendario Liturgico 2026 dei Padri Carmelitani Scalzi di Sicilia
in Onore di San Giovanni della Croce
Il Calendario Liturgico 2026 dei Padri Carmelitani Scalzi di Sicilia si presenta non come un semplice strumento per segnare il tempo, ma come un’opera di profonda spiritualità e un omaggio solenne a San Giovanni della Croce, in occasione di significativi centenari che ne celebrano la figura:
Trecentenario della Canonizzazione: Il 27 dicembre 1726, Papa Benedetto XIII lo innalzò agli onori degli altari (1726-2026).
Centenario del Dottorato: Nel 1926, Papa Pio XI lo dichiarò Dottore della Chiesa, riconoscendone l’autorità universale nella mistica (1926-2026).
Tema e Contenuti Iconografici: Un Viaggio nella Mistica
Il tema del calendario, focalizzato sul “Dottore Mistico,” è svolto con cura e ricchezza iconografica. La scelta delle immagini non è casuale, ma intende tracciare un percorso che tocca momenti cruciali della vita e della dottrina del Santo:
Copertina Simbolica: L’immagine di San Giovanni della Croce insieme ad Anna de Peñalosa è un pregevole richiamo. A lei il Santo dedicò e commentò la Fiamma di amor viva, e la scelta iconografica commemora anche il congresso dei Secolari Carmelitani Scalzi previsto ad Avila nel settembre 2026. Questo dettaglio evidenzia la dimensione di guida spirituale di San Giovanni non solo per i religiosi, ma anche per i laici.
La Formazione e la Prova: I dipinti scelti toccano le diverse sfaccettature della sua esperienza: l’atto di carità e l’inizio della vocazione (“San Giovanni che veste un giovane carmelitano dell’abito”) e il dramma purificatore della prigionia (“Giovanni della Croce in carcere e in visione della Trinità”), luogo in cui compose gran parte del suo “Canto Spirituale”.
L’Imitazione di Cristo e la Contemplazione: Immagini come “San Giovanni nelle vesti di un discepolo di Emmaus” e “Il Santo nella sua cella che contempla il Cristo Crocifisso e benedetto dalla Vergine Maria” sottolineano la sua profonda unione con Cristo e la meditazione sulla Passione e la Vergine Maria.
La Vita Comunitaria: Non manca il lato umano e fraterno, ricordato dalla pittura della “ricreazione dei carmelitani che cantano versi a Gesù Bambino”, un’eco della gioia semplice e austera della Riforma.
L’Eredità Teresiana: Il retro di copertina, con l’immagine di San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Gesù nell’atto di affidare la Riforma alla Vergine Maria, chiude il cerchio, riconoscendo il carisma fondante e la dimensione mariana dell’Ordine.
L’Aspetto Liturgico e Formativo
Essendo un calendario liturgico, assolve perfettamente al compito di segnare le memorie e le festività dei Santi Carmelitani, rendendolo un sussidio indispensabile per chi vive e condivide la spiritualità del Carmelo Teresiano.
L’inserimento, nelle prime pagine, dell’articolo di p. Fabio Pistillo come introduzione al Cantico Spirituale del Santo, arricchisce l’opera, trasformandola da semplice calendario in un piccolo strumento di meditazione e approfondimento sulla mistica.
Conclusioni
Il Calendario Liturgico 2026 dei Padri Carmelitani Scalzi di Sicilia è un’opera ben concepita e spiritualmente ricca, che onora degnamente il grande Dottore della Chiesa nel suo triplice anniversario. È un’occasione per riscoprire il messaggio universale di San Giovanni della Croce: il percorso di fede che, attraverso la notte oscura, conduce alla fiamma viva dell’Amore di Dio.
Un oggetto non solo da consultare, ma da meditare.
Disponibilità: Il Calendario è disponibile presso ogni monastero dei Padri Carmelitani Scalzi e in particolare presso il convento Monte Carmelo a Villasmundo.
Hai mai sentito dentro quella scintilla che ti spinge a qualcosa di più grande? Un desiderio di donarti, di metterti in gioco, di vivere la fede con passione e libertà?
I Padri Carmelitani Scalzi di Sicilia ti invitano a un weekend vocazionale all’insegna della spiritualità missionaria — un tempo per ascoltare, pregare, condividere e scoprire la bellezza di una vita donata a Dio e agli altri.
Sarà un’esperienza di fraternità, silenzio e preghiera… ma anche di ascolto, confronto e vita vera.
Per partecipare o avere più dettagli, contattaci tramite cell.: 3386513509-3347416971 o per via email: frapaolo@carmelosicilia.it
ai piedi della Croce fiorisce una nuova vita consacrata
L’8 novembre 2024, dopo un periodo di aspirandato, fra Mattia di Gesù Risorto ha vestito l’abito carmelitano scalzo, iniziando il suo anno di noviziato vissuto presso l’eremo di Varazze, in provincia di Genova.
L’anno di noviziato è stato intenso, fatto di silenzio e discernimento, vissuto nel segno della collaborazione tra la Provincia Genovese e ilCommissariato di Sicilia dei Carmelitani Scalzi: due Circoscrizioni che, unite dallo stesso spirito, hanno accompagnato la crescita vocazionale di fra Mattia.
Dopo dodici mesi di formazione fra Mattia, nel nostro Convento Monte Carmelo in Villasmundo, il giorno dell’esaltazione della Croce, ha emesso la prima professione dei voti di povertà, castità e obbedienza,nelle mani del Superiore del Commissariato di Sicilia, fra Paolo Pietra.
A condividere la celebrazione, il suo compagno di noviziato fra Edoardo, il maestro p. Paolo Arosio, numerosi confratelli, familiari e amici.
Durante la celebrazione, la parola di Dio ha trovato eco nell’omelia del Superiore. Le sue parole hanno accompagnato e illuminato ogni gesto del rito, come un filo d’oro che unisce la chiamata personale di fra Mattia al mistero universale della Croce: «Fratelli e sorelle, oggi sostiamo davanti alla Croce non come davanti a un segno di dolore, ma a una realtà che racchiude un mistero di bellezza. La Croce non è mai solo legno: è albero fiorito, trono di gloria, gemma preziosa che brilla nella notte del mondo».
Queste parole sono echeggiate nel momento in cui fra Mattia ha deposto le mani nelle mani del Superiore, pronunciando il suo “sì” a Dio.
Nel gesto semplice della professione, la Croce è diventata davvero albero che fiorisce, segno di una vita che nasce dall’amore e per l’amore. Il Superiore ha poi spiegato che i tre voti non sono rinunce sterili, ma vie concrete per vivere l’amore crocifisso. «Il voto di povertà non è tristezza, ma libertà. È come uno zaino leggero: solo chi non porta con sé mille cose può correre verso Dio. La castità non è non amare, ma amare in un modo nuovo, indiviso, libero dal possesso. E l’obbedienza non è schiavitù, ma fiducia: dire con Cristo “non la mia, ma la tua volontà sia fatta”».
Dopo l’omelia fra Mattia è stato interrogato circa il suo desiderio di seguire Cristo e successivamente in ginocchio ha professato i consigli evangelici nelle mani del suo Superiore. Dopo è stato rivestito del mantello bianco segno della vocazione profetica ricevuta nella scuola del profeta Elia e della protezione materna di Maria e gli sono stati consegnati la Regola e le Costituzioni.
La celebrazione è stata così un intreccio perfetto tra rito e parola, tra promessa e mistero.
Padre Paolo durante l’omelia ha consegnato a fra Mattia anche quattro consigli di San Giovanni della Croce, guida dei Carmelitani e padre dello spirito:
“Allenati nella rassegnazione; educati alla mortificazione; esercitati nelle virtù; vivi la solitudine come intimità con Dio.”
Queste parole hanno tracciato la via per il cammino che lo attende: un percorso di formazione, studio e vita comunitaria che fra Mattia proseguirà a Genova, nel convento di Sant’Anna, insieme ad altri giovani frati.
Come segno della giornata, fra Mattia ha scelto un’immagine che racchiude tutto il senso della sua professione: San Giovanni della Croce che abbraccia Cristo crocifisso, ai cui piedi sbocciano tre fiori, simbolo dei voti religiosi.
“La Croce, ha ricordato padre Paolo, non è una rinuncia sterile, ma un abbraccio d’amore. Dal legno fioriscono i voti: tre fiori che non appassiscono, perché radicati in Cristo.”
Dopo la celebrazione, la comunità si è raccolta per un momento di gioia semplice e fraterna, condividendo frutta e gelato.
Un piccolo banchetto, ma dal sapore evangelico: perché dove c’è fraternità, anche la semplicità diventa festa.
La giornata si è chiusa con un invito che è anche una promessa:
«Oggi esaltiamo la Croce, ha detto il Superiore, non perché amiamo il dolore, ma perché lì abbiamo visto la bellezza di un amore che salva. La Croce fiorisce oggi nella vita di fra Mattia, segno che la bellezza non muore mai, ma risorge».
E così, ai piedi della Croce, fra Mattia di Gesù Risorto ha iniziato la sua nuova vita consacrata, come un fiore che nasce dal legno della Croce fragile, ma pieno di luce.