«Mio Dolce Gesù e Pastore Bello»

In occasione della quarta domenica di Pasqua, tradizionalmente dedicata al Pastore Bello e alla preghiera per le vocazioni, appena trascorsa, proponiamo ai nostri lettori un testo che non è un’analisi, né un commento, ma un grido. Un grido che nasce nel silenzio di un chiostro e si leva con la forza semplice e disarmante della fede.

Si tratta di una lettera scritta da un religioso carmelitano scalzo, indirizzata direttamente a Cristo, Pastore delle anime. In queste righe si intrecciano amore e inquietudine, fedeltà e ferita, contemplazione e zelo apostolico.

«Mio Dolce Gesù e Pastore Bello,

Ti scrivo dal silenzio del mio Carmelo, mentre il profumo dell’incenso si mescola alla polvere dei nostri chiostri, che oggi sembrano troppo ampi per i pochi passi che li percorrono. Mi rivolgo a Te con l’audacia di un figlio, ma anche con lo zelo ferito di chi vive tra le mura di questo giardino e ora vede le siepi diradarsi.

O Padrone della Messe, perché la Tua mano sembra essersi accorciata?

Sento nel cuore il bruciore di un interrogativo che non mi dà pace. Tu, che sei la Bellezza che incanta e il Pastore che guida alle acque della vita, perché permetti che la Tua Chiesa soffra questa arsura? Vedo le celle vuote, sento il silenzio dove un tempo risuonava il canto corale delle lodi, e il mio cuore si stringe.

Non posso credere che Tu abbia smesso di chiamare. Eppure, assisto con dolore non solo alla scarsità di chi bussa alla nostra porta, ma anche al mistero amaro delle defezioni. Perché, Signore, chi ha assaggiato il vino del Tuo amore decide di tornare all’acqua stagnante del mondo? Quale velo si è posto sugli occhi dei giovani, perché non scorgano più il fascino del Tuo volto nel riverbero del nostro carisma?

La Chiesa non può essere privata del dono della vita religiosa! Senza di noi, chi sarà la sentinella nella notte? Chi sarà il profumo di nardo che si spreca solo per Te, ricordando al mondo che Tu solo basti? Senza la vita consacrata, il mondo perde il suo polmone spirituale. Senza i Carmelitani, manca quella fiamma d’amore viva che brucia per la salvezza delle anime, come voleva la nostra Madre Teresa e il nostro Padre Giovanni.

E tuttavia, Signore, non posso tacere un pensiero che mi pesa come una pietra: forse il mondo non ascolta più perché noi abbiamo smesso di parlare con la vita. Forse le nostre lampade non ardono più come un tempo, e la nostra povertà non è più limpida, la nostra obbedienza non è più pronta, la nostra castità non è più trasparente come acqua di fonte. Se è così, non risparmiarci. Meglio essere potati che seccare lentamente nell’abitudine.

Signore, se siamo noi la causa di questo deserto, se la nostra testimonianza è diventata tiepida, se il nostro zelo si è spento nella mediocrità, allora scuotici! Passa come fuoco tra i nostri rami secchi. Ridestaci nel cuore della notte, come facevi con i santi, e non darci pace finché non avremo ritrovato Te.

Fa’ che torniamo ad essere segno, non ricordo; fuoco, non cenere; presenza viva, non reliquia.

Ti chiedo, con tutta la forza della mia fede, di tornare a “sedurre” i cuori. Manda operai: non per riempire statistiche, ma per infiammare il mondo.

Dona perseveranza: perché chi ha messo mano all’aratro non si volti indietro a guardare le ombre.

Risveglia lo stupore: fa’ che i giovani comprendano che non c’è avventura più grande che perdersi nel Tuo Mistero.

Ridona alla Tua Chiesa il gusto delle cose eterne, la nostalgia del cielo, il coraggio delle scelte definitive. Strappa i cuori dalla mediocrità comoda e restituiscili alla radicalità del Vangelo. Fa’ che chi Ti cerca non trovi ostacoli in noi, ma sentieri aperti.

Mio Pastore Bello, non permettere che la fiamma del Carmelo si riduca a un debole barlume. Noi siamo qui, pronti a consumarci, ma abbiamo bisogno di fratelli con cui condividere il peso della gloria. La messe è molta, e io continuo a guardare l’orizzonte, aspettando che la Tua mano, mai davvero accorciata, torni a seminare abbondantemente nei cuori dei Tuoi piccoli.

E mentre attendo, mi rifugio là dove ogni vocazione è custodita e purificata: nel Cuore Immacolato della Tua e nostra Madre. Sia Lei a preparare i cuori, a renderli docili, a insegnare loro il segreto del “sì” totale e senza riserve. Se Lei forma i Tuoi discepoli, nessuno potrà strapparli dalla Tua mano.

E affido questa supplica anche al silenzioso custode dei misteri divini, san Giuseppe: lui, che ha saputo credere nel buio, custodire senza possedere, lavorare senza clamore. Ottienici la sua fedeltà forte e nascosta, la sua purezza di intenzione, la sua obbedienza pronta. Fa’ che anche noi sappiamo rimanere, quando tutto invita a fuggire. Tuo per sempre, nel sangue e nell’amore».

Un Figlio di Santa Teresa

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