«Ora è il momento di camminare». Ad Ávila il primo Incontro mondiale dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi

Dal 18 al 26 luglio 2026 quasi mille Carmelitani Secolari provenienti da ottanta Paesi si sono ritrovati nella città di santa Teresa per riflettere insieme sul futuro dell’OCDS. Tra loro anche una delegazione della Sicilia, accompagnata da padre Paolo, che ha vissuto l’evento preceduto da un intenso pellegrinaggio nei luoghi di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce.

Questo Incontro mondiale è stato promosso dalla Curia Generale dell’Ordine. Un appuntamento storico che ha riunito quasi mille Carmelitani Secolari provenienti da circa ottanta nazioni, chiamati a confrontarsi sul presente e sul futuro della vocazione secolare carmelitana.

L’incontro non è stato soltanto un congresso internazionale, ma un autentico ritorno alle sorgenti del carisma. Non a caso il gruppo siciliano ha scelto di giungere in Spagna alcuni giorni prima, trasformando il viaggio in un pellegrinaggio attraverso i luoghi che hanno visto nascere e maturare la grande riforma teresiana.

Alle sorgenti del Carmelo Teresiano

Il cammino è iniziato ad Ávila, nel monastero dell’Incarnazione, dove Teresa di Gesù trascorse quasi trent’anni della sua vita religiosa. Dalla Chiesa dell’Incarnazione hanno potuto vedere la sua cella, il coro monastico, il parlatorio e il museo; questo ha permesso ai pellegrini di ripercorrere alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza mistica. Particolarmente intensa è stata la sosta davanti al celebre Cristo alla Colonna, conservata al museo, davanti al quale la Santa implorò dal Signore la grazia di una conversione sempre più profonda.

Il pellegrinaggio è poi proseguito a Toledo, davanti alle mura del convento dove san Giovanni della Croce rimase imprigionato per nove mesi. Proprio in quella oscurità nacquero alcune delle pagine più alte della mistica cristiana, come il poema della Notte oscura, ancora oggi scolpito nella memoria del Carmelo.

Le tappe di Duruelo, Fontiveros, Salamanca e Alba de Tormes hanno completato questo itinerario spirituale, permettendo ai partecipanti di sostare nei luoghi in cui il carisma teresiano ha preso forma concreta nella vita dei suoi santi.

Ritornare alla “terra della nascita”

Il 23 luglio si sono aperti ufficialmente i lavori dell’Incontro mondiale con la celebrazione eucaristica presieduta dal Preposito Generale dell’Ordine, padre Miguel Márquez Calle.

Nel suo intervento inaugurale il Padre Generale ha invitato tutti a leggere quei giorni non come un semplice convegno di studio, ma come un’esperienza di comunione. Ritrovarsi ad Ávila significava infatti ritornare alla “terra della nascita”, là dove Teresa di Gesù diede origine a quella fiamma spirituale che continua ancora oggi ad illuminare la Chiesa.

«La nostra non è una formazione statica – ha ricordato – ma una formazione dell’identità.» Una formazione chiamata a rinnovarsi continuamente, lasciandosi interrogare dai segni dei tempi senza perdere la freschezza delle proprie radici.

Tra le priorità indicate dal Padre Generale sono emerse alcune sfide decisive: imparare una comunicazione autentica, vivere il discernimento nell’umiltà, promuovere una reale corresponsabilità, esercitare il governo come servizio e conservare sempre il cuore del discepolo.

Ma il messaggio che ha attraversato tutto il suo intervento è stato uno solo: il vero segreto della spiritualità carmelitana consiste nel lasciarsi amare da Dio.

Una vocazione che si vive insieme

Le relazioni dei giorni successivi hanno sviluppato diversi aspetti della vocazione del Carmelitano Secolare.

Linda Levi (OCDS Italia) ha riflettuto sul senso dell’appartenenza e della corresponsabilità, ricordando che appartenere al Carmelo significa anzitutto appartenere a Cristo. Da questa identità nasce una comunità nella quale ciascuno è chiamato a mettere i propri doni a servizio degli altri.

Angela Vel (OCDS USA) ha presentato il nuovo itinerario formativo elaborato negli Stati Uniti, mentre padre Alzinir Debastiani ha evidenziato come l’accompagnamento pastorale dell’OCDS costituisca una responsabilità condivisa tra frati, monache e laici, affinché il carisma rimanga vivo e fedele alla sua missione ecclesiale.

Di particolare intensità è stato l’intervento di Manuel Vásquez (Ecuador), che ha descritto la comunità teresiana come il luogo nel quale la vocazione personale cresce, viene purificata e diventa missione. In una società spesso segnata dall’individualismo, le comunità dell’OCDS sono chiamate a diventare autentiche scuole di fraternità.

Contemplativi sulle strade del mondo

Tra gli interventi maggiormente apprezzati vi è stato quello della relatrice filippina Meg Ramos, che ha riproposto una definizione ormai divenuta emblematica della vocazione secolare carmelitana: il Carmelitano Secolare è un “contemplativo sul marciapiede”.

Un’espressione semplice ma profondamente evocativa. La contemplazione non allontana dal mondo; al contrario, rende possibile abitare la quotidianità con uno sguardo trasfigurato. La famiglia, il lavoro, le relazioni, le fatiche e le responsabilità diventano così il luogo concreto nel quale l’incontro con Dio si trasforma in testimonianza.

Anche l’intervento della consorella malgascia Voahanginiaina ha sottolineato come la preghiera, il silenzio e la fraternità costituiscano i pilastri della vita del Carmelitano Secolare. Solo una comunità capace di custodire questi valori può diventare realmente segno della presenza di Dio nel mondo.

Le sfide del futuro

L’ultima giornata dei lavori è stata affidata al Delegato Generale per l’OCDS, padre Ramiro Casale, che ha delineato alcune delle principali prospettive per il futuro dell’Ordine.

Tra le priorità indicate figurano il rinnovamento delle Costituzioni e della Ratio Formationis, la formazione qualificata degli assistenti spirituali e dei consigli locali, la promozione vocazionale, il rafforzamento della collaborazione tra le diverse circoscrizioni e la creazione di strumenti concreti di solidarietà tra le comunità dell’OCDS nel mondo.

Particolarmente significativa è stata anche la tavola rotonda conclusiva, nata da un sondaggio proposto ai partecipanti all’inizio dell’incontro. Le domande riguardavano il modo di annunciare oggi il carisma teresiano, il ruolo dell’OCDS nella Chiesa contemporanea e la crescita nella sinodalità.

Dalle numerose riflessioni è emersa una convinzione condivisa: il Carmelo secolare possiede un patrimonio spirituale di straordinaria attualità e la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne contemplativi, capaci di portare la presenza di Dio dentro le realtà ordinarie della vita.

«Ora è il momento di camminare»

L’Incontro mondiale si è concluso domenica 26 luglio con il pellegrinaggio a Segovia, dove molti partecipanti hanno sostato in preghiera davanti all’urna di san Giovanni della Croce, ottenendo l’indulgenza prevista per l’Anno Giubilare a lui dedicato. La celebrazione eucaristica conclusiva nella cattedrale di Ávila ha rappresentato il sigillo di un’esperienza che ha rafforzato il senso di appartenenza all’unica famiglia del Carmelo.

Il messaggio finale affidato ai partecipanti sintetizza efficacemente lo spirito dell’intera settimana: custodire con gratitudine l’eredità ricevuta da santa Teresa di Gesù e da san Giovanni della Croce, vivere con coraggio le sfide del presente e trasmettere il carisma alle nuove generazioni.

Come è stato ricordato nelle parole conclusive dell’incontro, «Ora è il momento di camminare». Un invito che non rappresenta soltanto il tema di un congresso, ma un programma di vita per ogni Carmelitano Secolare chiamato a essere, oggi più che mai, contemplativo nel cuore del mondo.

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