Gioia e angoscia di ricominciare sempre daccapo

Mote occasioni come il nuovo Anno, la Giornata della Pace, La Giornata della Memoria, l’Ottavario di preghiere per l’unità dei cristiani ci invitano a sperare nel futuro e a credere di poter promuovere un mondo migliore o perlomeno non peggiore. D’altra parte il prevalere ostentato di realtà e sentimenti negativi che inquinano la vita sociale ci ricordano quanto faticosa e ostacolata sia la nostra buona volontà. Sembra spesso di trovarsi a dover costruire sulle macerie del nostro tessuto sociale.

Prime esperienze di fiducia e tranquillità

L’ottimismo non è davvero una disposizione d’animo facile da mantenere. Ma la Parola di Dio ci sostiene, ci motiva e ci fa udire l’intimo mormorio che lo Spirito Santo pronuncia dentro di noi: “Abba! Babbo!”: la parola della suprema certezza e tranquillità.

Questa esperienza interiore non è privilegio di poche persone dotate ma è offerta a tutti i “credenti”, quando sono benedetti da una libertà spirituale non condizionata dal mondo esterno. Ma è un’esperienza che non molti sanno descrivere con parole semplici e convincenti.

Alcuni esempi simpatici sono quelli offerti “in pillole” da alcuni scrittori che sfortunatamente non vanno di moda ma che vogliamo ricordare a comune consolazione.

Chesterton, Gilbert K.: “Il contrario del cristianesimo non è l’ateismo, ma la tristezza”.

Bernanos, Georges: “Un popolo di cristiani non è un popolo di colli torti. La Chiesa ha i nervi solidi, il peccato non le fa paura, al contrario. Lo guarda in faccia, tranquillamente, e persino, secondo l’esempio di Nostro Signore, lo prende a proprio carico, se lo assume. Quando un buon operaio lavora come si conviene sei giorni della settimana, si può bene concedergli una ribotta, il sabato sera. Guarda, voglio definirti un popolo cristiano, definendo il suo opposto. Il contrario d’un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi.
Mi dirai che la definizione non è troppo teologica. D’accordo”.

Hillesum, Hetty (1914-1943 ad Auschwitz) “Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi“.

Mounier, Emmanuel: “La perfezione dell’universo personale incarnato non si identifica con la perfezione di un ordine, come pretendono tutti i filosofi (e tutti i politici) i quali pensano che l’uomo possa un giorno totalizzare il mondo. Essa è la perfezione di una libertà che combatte, e combatte strenuamente. E che sussiste anche dopo lo scacco. Tra l’ottimismo insofferente dell’illusione liberale o rivoluzionaria e il pessimismo impaziente dei fascismi, il vero sentiero dell’uomo è questo ottimismo tragico, in cui egli trova la sua giusta misura in un’atmosfera di grandezza e di lotta” .

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