Storia

 DIFFUSIONE

I religiosi carmelitani in Sicilia furono discretamente presenti e operanti a partire dal 13° secolo fino al 19° secolo, quando furono espulsi dai loro conventi con la legge del 29 maggio 1855, che aboliva tutti gli ordini religiosi (non ritenuti socialmente utili) e che, con molta eleganza, ne espropriava i conventi.

Successivamente cambiando il clima politico la vita religiosa venne in qualche modo riabilitata e diversi conventi poterono essere riaperti a partire dalle regioni settentrionali. 

In sicilia riaprirono per primi i monasteri femminili a Ragusa (1911), a Chiaramonte Gulfi (1911) a Enna (1931), Catania S. Agata li Battiati (1932 ).

I conventi maschili invece dovettero attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale quando i religiosi della Provincia Veneta vennero in aiuto e uno ricominciarono la vita regolare carmelitana a Ragusa (1946), Carlentini (1946), Palermo-Kalsa (1947), a Catania (1950), Palermo-Rimedi (1952), Enna (1955).

Da Carlentini dopo trent’anni di attività pastorale, che incise profondamente nella vita sociale dell’abitato, derivò una nuova forma di presenza nella Contrada Locomonaco. 

LOCOMONACO = Luogo del Monaco = Monte Carmelo

La prima volta che sentimmo questo nome fu nel 1975. Da pochi mesi la nuova Comunità Carmelitana di Carlentini, formata da quattro giovani frati desiderosi di tentare una nuova forma di vita monastica, cercava un pezzo di terra vicino al paese dove trascorrere alcune ore di lavoro da alternare alla preghiera e alla vita apostolica. Fu così che approdò in questo angolo meraviglioso denominato “Locomonaco”e ora “Monte Carmelo”.

Perché si chiama Locomonaco?

Il significato ci viene rivelato da una lapide frontespizio trovata trai ruderi di un vecchio cascinale. Su di essa si legge: “Fra Emanuele Moncada dell’Ordine dei Predicatori costruì 1756″.Questo richiamo storico spiega l’origine del nome e probabilmente lo scopo di questo luogo. La presenza dei frati Domenicani ad Augusta giustifica la necessità di avere nei dintorni della cittadina delle terre dove si tenevano degli allevamenti di bestiame per sostenere la Comunità piuttosto numerosa. La costruzione del cascinale e la presenza di qualche frate diede origine al nome del luogo:”Locomonaco”. A distanza di due secoli un’altra Comunità doveva insediarsi nello stesso territorio quasi a continuare la tradizione e a dare un volto nuovo a questo luogo ribattezzato “Monte Carmelo”.

“…Voi avete bisogno di me…”

La storia di Monte Carmelo è legata alla memoria dei coniugi Carmelo e Filomena Scapellato di Carlentini. Alla loro generosità si deve la bellissima pala dell’altare maggiore della Chiesa del Carmine di Carlentini nel lontano 1949 e del terreno dove sorge Monte Carmelo nel 1975. Morta la signora, il marito ogni quindici del mese puntualmente veniva da Catania per far celebrare dai Padri carmelitani una santa Messa di suffragio. Ma un passaggio a livello sempre chiuso a quell’ora, lo costringeva ad arrivare a Messa incominciata se non addirittura conclusa. E tutte le volte era una questione fino a costringere il Superiore a dirgli di far celebrare altrove la Messa. La risposta fu categorica:”No! Perché voi avete bisogno di me!”. A distanza di qualche anno consideriamo profetica quella risposta poiché doveva essere lui a donarci il terreno in due riprese.

Era fiero quando dicevamo che il suo nome sarebbe stato ricordato nella storia!

Il pozzo di Sant’Elia…

L’idea di andare a lavorare la terra a Locomonaco e di creare un insediamento carmelitano non veniva digerita bene dai Superiori e da altri confratelli. L’allora Delegato Provinciale, Padre Germano, tentò l’ultima carta per dissuadere quei quattro baldanzosi. “Se non trovate l’acqua, dovete rinunciare a questo vostro folle sogno!” Fu così che i quattro si diedero da fare per trovare l’acqua. Si contattò un trivellatore del luogo, Vincenzo Miraglia, il quale prese a cuore la cosa alla sola condizione che venisse collaborato nelle pesanti e difficili manovre della trivellazione.

Furono due mesi di durissime fatiche e di imprevisti sul lavoro. Finalmente il giorno 20 Luglio, festa di S. Elia un bel getto d’acqua venne a coronare le nostre fatiche. E lo chiamammo il “Pozzo di Sant’Elia!!”

La nuova Cappella

Lavorare la terra, sudare, condividere la fatica di tanti operai, fu il primo obiettivo di Monte Carmelo. Ma i quattro frati volevano andare oltre. Sognavano una Casa di Preghiera! Una follia!!! Costruire una casa in aperta campagna! Una cattedrale nel deserto! Cosa ne pensavano i superiori?

Il terreno c’era, l’acqua c’era, le piante stavano crescendo, il posto era bello…non si poteva non sognare!! E fu in uno di questi momenti che si approfittò di tracciare le fondazioni di una futura Cappella alzando un muretto di circa un metro. Lì doveva nascere la futura Cappella. durante una visita dell’allora Provinciale, venne spontaneo domandarsi cosa fosse quella recinzione. Di fronte all’imbarazzo, fu il Provinciale stesso a rompere il silenzio:”Ho capito! Questo è un recinto per le pecore!!”