Quaresima come Ritorno alla Sorgente

A pochi giorni dalla celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, la nostra comunità ha avvertito il desiderio di richiamare alcuni elementi fondanti della spiritualità di questo tempo forte. La Quaresima si presenta a noi come un doppio binario, al contempo teologico e vitale, in cui il recupero dell’identità battesimale si intreccia indissolubilmente con l’itinerario penitenziale. Entrambi questi percorsi non sono fini a se stessi, ma appaiono costantemente orientati alla gioia della Pasqua, sostenuti dalla virtù teologale della speranza.
La spiritualità battesimale costituisce il cuore pulsante dell’eucologia quaresimale. In queste settimane, la liturgia ci conduce per mano verso la Grande Veglia, momento in cui l’acqua tornerà a essere segno di vita nuova. Questo tempo si configura come un lungo esercizio di memoria grata per il dono ricevuto, un appello a spogliarci dell’uomo vecchio per rivestirci di Cristo. Per noi Carmelitani Scalzi, tale richiamo assume una risonanza particolare poiché, nella notte di Pasqua, rinnoveremo non solo le promesse battesimali comuni a ogni fedele, ma anche i nostri voti religiosi. Questo gesto liturgico sottolinea come la nostra consacrazione non sia una realtà separata, ma affondi le proprie radici nel Battesimo, rendendo i voti la fioritura di quella grazia che ci spinge alla totale disponibilità verso il Signore, conformandoci a Lui nel silenzio e nella carità.
Accanto alla dimensione battesimale emerge con vigore la spiritualità penitenziale, da intendersi non come mero esercizio di mortificazione esteriore, bensì come necessaria revisione delle nostre relazioni fondamentali. La Quaresima ci interroga onestamente sul nostro legame con Dio, con il prossimo e con il creato, invitandoci a un riordino interiore attraverso i mezzi tradizionali della Chiesa. La preghiera diventa così lo spazio privilegiato per riallacciare il dialogo con il Padre, mentre l’elemosina si trasforma in un atto di giustizia che riconosce nel prossimo il volto di Cristo. Parallelamente, il distacco dalle cose ci libera dalla schiavitù del possesso, permettendoci di camminare più leggeri verso il Regno. In questo processo di purificazione, il Carmelo ci insegna che il vuoto creato non è mai solitudine, ma spazio aperto per l’Infinito.
Per dare concretezza a questo spirito di revisione, la nostra comunità ha scelto di riprendere la lettura quotidiana delle Costituzioni durante i pasti. Ritornare alle radici della vocazione attraverso la rilettura delle nostre leggi non è un atto formale, ma il desiderio di riscoprire ciò che esse ci chiedono per essere autentici testimoni del Vangelo. Ogni capitolo ci ricorda che la nostra struttura di vita è pensata per custodire l’amicizia con Dio e la fraternità tra noi. Accanto all’ascolto della Regola, ciascuno si applica con rinnovato zelo alla lettura della Parola di Dio, lasciando che sia lo Spirito a operare quella trasformazione interiore necessaria per conformarsi ai sentimenti di Cristo, affinché ogni nostro agire diventi specchio della sua misericordia.
In questo cammino, la comunità ha accolto con fervore il Messaggio per la Quaresima 2026 firmato dal Pontefice Leone XIV. Le sue riflessioni ci hanno spronato a non considerare questo tempo come un isolamento sterile, ma come una “palestra di fraternità” in cui il silenzio carmelitano si traduce in ascolto profondo delle ferite del mondo. Abbiamo fatto eco all’invito del Santo Padre a superare l’accidia spirituale, ritrovando nel dinamismo della carità la spinta per una conversione sia personale che comunitaria. Le sue parole confermano che il deserto quaresimale è il luogo dove si tempra la speranza cristiana, forza capace di intravedere la luce della Risurrezione anche nelle pieghe più oscure della storia attuale.
Per nutrire questo tempo di grazia, la tradizione carmelitana offre sentieri tracciati dai nostri santi, che fungono da veri manuali del deserto. Santa Teresa di Gesù, nel suo Cammino di Perfezione, ci invita a riscoprire la preghiera come atto di amore e libertà. Leggere le sue riflessioni sul Padre Nostro aiuta a radicare l’identità battesimale nel senso della filiazione divina, insegnandoci a stare davanti a Dio con la confidenza di chi si sa amato. La sua esortazione a tenere compagnia al Signore nel mistero della Passione diviene così una scuola di compassione, trasformando la penitenza in un gesto di amicizia fedele.
Dall’altra parte, San Giovanni della Croce ci conduce nelle profondità del distacco attraverso le pagine della Salita del Monte Carmelo. La sua dottrina non sminuisce le creature, ma purifica lo sguardo affinché possiamo vederle in Dio senza volerle possedere. Meditare sulla notte dei sensi permette di vivere il digiuno come una liberazione dagli appetiti che appesantiscono l’anima, rendendoci capaci di correre agilmente verso l’unione con lo Sposo. Questi testi rappresentano un soffio di speranza che assicura come, al di là di ogni spogliazione, ci attenda l’incontro luminoso con la Bellezza che non tramonta.
«Tutto il male ci viene dal non tenere fissi gli occhi su di Te; se non guardassimo ad altro che al cammino, arriveremmo subito…» scriveva Teresa di Gesù. L’auspicio è che questo tempo di grazia sia per tutti un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza della propria chiamata.