
In questo anno giubilare dedicato a san Giovanni della Croce, la comunità carmelitana è chiamata a fermarsi, a respirare e ad ascoltare. Non si tratta solo di ricordare il Santo, ma di lasciarsi illuminare dal suo insegnamento, capace di parlare al cuore e all’intelligenza, al presente e al futuro.
L’Ordine ci ha invitati, attraverso le schede di approfondimento per tutto l’anno giubilare, a sostare orantemente sul tema San Giovanni della Croce e la creazione. Non si tratta di un esercizio puramente intellettuale, ma di un ascolto contemplativo, capace di trasformare lo sguardo sul mondo, sulle nostre relazioni e sulla vita spirituale.
Giovanni della Croce ci insegna che il mondo non è un semplice sfondo, né un insieme di risorse da sfruttare. Nella Terza Romanza, egli descrive la creazione come un “palazzo” luminoso e spazioso, frutto dell’amore del Padre per il Figlio, un luogo preparato affinché Dio stesso possa dimorarvi.
Questa visione ci ricorda le parole di Papa Francesco nella Laudato si’: «Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gioioso che contempliamo nella lieta lode».
Vedere la terra come un palazzo significa riconoscerla come sacra e degna di rispetto, un luogo da abitare come ospiti responsabili, custodi attenti e non padroni. Ogni gesto verso il creato, ogni scelta di sobrietà o di cura, diventa così un atto contemplativo: la vita quotidiana si trasforma in un’opportunità per lodare Dio.
Nella Quarta Romanza, Giovanni amplia il suo sguardo: la creazione tutta: uomini, animali, angeli, elementi della natura, sospira in attesa dell’Incarnazione. Tutto è interconnesso, e la nostra responsabilità verso la terra e verso i fratelli nasce da questa appartenenza comune: siamo co-abitanti dello stesso palazzo, chiamati a custodirlo nella solidarietà e nella giustizia.
È interessante notare come la visione del Santo anticipi una dimensione ecologica oggi molto attuale: l’equilibrio del mondo dipende dal nostro equilibrio interiore. Solo chi vive in armonia con Dio può vivere in armonia con gli altri esseri viventi.
San Giovanni della Croce ci ricorda che il disordine del creato spesso riflette il disordine del cuore umano. Un’anima dominata dal possesso, dall’attaccamento e dall’egoismo fatica a vivere in armonia con gli altri e con la natura.
La sobrietà, il silenzio, la libertà interiore, pilastri della vita carmelitana, diventano strumenti concreti per custodire il creato. La Laudato si’ parla di una vera conversione ecologica, non solo pratica ma dello sguardo: passare dal consumo alla contemplazione, dall’uso al dono, dal possesso alla gratitudine.
Abitare il palazzo della creazione significa vivere come figli e custodi, camminando nel mondo con lo sguardo rivolto a Dio e con il cuore aperto all’altro. Ogni gesto, anche piccolo come un fiore curato, una parola gentile, una scelta responsabile, diventa parte di questa grande opera di armonia universale.
Un episodio semplice ma rivelatore ci viene dai fioretti di san Giovanni della Croce. Un giorno, mentre camminava tra i campi immerso nella preghiera, un piccolo coniglietto sbucò timido dalla siepe. Invece di scappare, si avvicinò fiducioso e saltò tra le braccia del Santo.
Il novizio che lo osservava chiese: «Padre, come mai questo coniglio, così timoroso, è saltato tra le vostre braccia?» E Giovanni rispose: «Chi è in unione con Dio non può non esserlo con i fratelli e con la natura.»
La santità, spiegava così, non è solo preghiera o penitenza: è armonia con tutto ciò che vive. Il cuore unito a Dio diventa pacificato, e questa pace si riflette sul mondo intorno a noi. In ogni relazione, con le persone o con gli animali, l’amore divino rende possibile la pace autentica.
In questo anno giubilare, la lezione di san Giovanni della Croce ci invita a una vita contemplativa che include la responsabilità. Solo chi impara a dimorare in Dio può abitare rettamente anche il mondo. Solo un cuore ordinato dall’amore divino custodisce davvero la creazione, rispettando ogni essere come parte del grande “palazzo” preparato dall’Amore.
Il nostro compito oggi è chiaro: abitare la creazione con gratitudine, curare la terra, coltivare la pace con tutti gli esseri viventi, e trasformare ogni gesto quotidiano in un atto di armonia e lode. Così, come il piccolo coniglietto tra le braccia del Santo, il mondo stesso diventa testimone della presenza viva di Dio.