
Oggi siamo invitati a sostare davanti a un momento che segna l’inizio della vita pubblica di Gesù: il suo battesimo nel fiume Giordano. L’evangelista Matteo ci racconta che Gesù, pur essendo senza peccato, si reca da Giovanni per essere battezzato. Il cielo si apre, lo Spirito scende come una colomba, e una voce dal cielo proclama: “Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale mi sono compiaciuto”. È un istante di silenziosa grandezza, in cui la Trinità stessa si manifesta, in cui il cielo e la terra si incontrano e l’umanità è abbracciata da Dio.
Il battesimo di Gesù ci mostra, innanzitutto, il mistero della sua identificazione con noi. Egli non scende nel Giordano perché abbia bisogno di purificazione, ma per entrare nella condizione dell’uomo, per accogliere pienamente il peso della nostra vita e della nostra fragilità. E in questo gesto, così semplice e allo stesso tempo così solenne, possiamo scorgere il riflesso del nostro battesimo. Come Gesù viene immerso nelle acque, così anche noi siamo immersi nell’acqua battesimale, morendo al peccato e rinascendo a una vita nuova nello Spirito. Il battesimo non è soltanto un rito passato; è una realtà che continua a operare in noi ogni giorno, se sappiamo accoglierla con fede e contemplazione.
Per aiutarci a cogliere la profondità di questo mistero, volgiamo lo sguardo al celebre dipinto del Beato Angelico conservato nella cella 24 del convento di San Marco a Firenze. La scena è serena, quasi sospesa nel tempo: Gesù è al centro, mentre gli angeli reggono le sue vesti con gesti delicati, come a proteggere qualcosa di prezioso. Quelle vesti, di colore bianco e rosso, non sono soltanto drappi pittorici: il bianco richiama la veste battesimale che deve rimanere candida, il rosso allude al martirio, al prezzo da pagare per rimanere puri. Gli angeli ce le mostrano con cura, invitandoci a rivestirci dell’abito dell’uomo nuovo, dell’abito nuziale che il battesimo ci ha donato e che siamo chiamati a custodire ogni giorno.
Gli angeli, nella loro presenza silenziosa, ci parlano anche del nostro cammino interiore. Non stanno lì solo per ricordarci la purezza del battesimo, ma per accompagnarci, passo dopo passo, nell’accoglienza di quella vita nuova che Cristo ha portato nel mondo. Ogni piega del loro vesti, ogni mano tesa, sembra sussurrare: “Custodisci la tua veste, proteggila, vivila”. Non è un monito severo, ma una carezza che ci ricorda che la grazia del battesimo deve essere coltivata e custodita con attenzione.
Ci ricordiamo che Cosimo de’ Medici commissionò all’artista per trasformare ogni cella in uno spazio di meditazione e contemplazione della vita di Cristo. Nel contesto monastico domenicano, ogni cella era uno spazio di preghiera e di meditazione personale. Dipingere il Battesimo sulla parete significava offrire al frate un’immagine su cui riflettere ogni mattina e ogni sera: Cristo che si consegna completamente al Padre, simbolo di obbedienza, umiltà e inizio della sua missione salvifica. È affascinante pensare al frate che ogni giorno si svegliava guardando questa immagine: non solo la raffigurazione di un evento storico, ma una chiamata quotidiana ad immergersi nella grazia, proprio come Cristo si immerge nelle acque del Giordano. Un modo di fare arte che non serve l’ammirazione del mondo, ma l’elevazione dell’anima.
E questo vale per tutti: per il monaco nella sua cella e per il laico nel traffico del mattino, per la monaca in coro e per il padre di famiglia davanti al tavolo della cucina. Non esistono cristiani di serie A e di serie B: esistono solo uomini e donne rivestiti di Cristo. Anche i secolari, immersi nelle fatiche del mondo, sono chiamati a vivere ogni giornata come una fedeltà al proprio battesimo, facendo del lavoro, delle relazioni, delle scelte concrete il luogo dove la veste bianca non viene sporcata, ma resa luminosa.
Ma se volgiamo ancora lo sguardo nel dipinto, notiamo Maria e san Domenico sullo sfondo. La Vergine ci ricorda la bellezza della consacrazione totale, il sì incondizionato a Dio, mentre san Domenico ci parla della fedeltà ai nostri voti e promesse. Noi, religiosi, siamo chiamati a radicare i nostri voti nel battesimo, a rendere concreti gli impegni che abbiamo fatto, come Gesù rende manifesta la sua missione nel Giordano. La vita religiosa, infatti, non è un percorso separato dal battesimo: ne è il fiorire più intenso, il compimento visibile di ciò che lo Spirito ha iniziato in noi nel giorno del nostro battesimo. Gli angeli ci invitano a custodire la veste battesimale, Maria ci mostra il sì della consacrazione, e san Domenico ci sprona alla fedeltà costante e concreta.
Per noi carmelitani, queste immagini si illuminano ulteriormente se ricordiamo le parole di santa Teresa di Gesù. Lei, con la sua sapienza contemplativa, usa la figura del baco da seta per parlare della trasformazione interiore: il baco si avvolge nel bozzolo, entra in un silenzio totale, e ne esce come creatura nuova, libera di vivere la sua forma perfetta. Così anche noi, avvolti nelle acque del battesimo, siamo chiamati a una metamorfosi spirituale: moriamo al peccato, siamo nutriti dallo Spirito e trasformati in uomini e donne nuovi. Ogni nostra preghiera, ogni voto, ogni atto di carità e di obbedienza è un piccolo gesto che permette alla vita nuova di crescere, silenziosa e potente, dentro di noi.
Davanti al battesimo di Gesù e al dipinto del Beato Angelico, siamo invitati a un’esistenza contemplativa e concreta insieme. Custodiamo ogni giorno la nostra veste battesimale, rivestiamoci dell’uomo nuovo e lasciamo che ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero sia illuminato dalla presenza di Cristo. Non permettiamo che il tempo, le preoccupazioni o la fatica macchino questa veste. Offriamo la nostra vita con fedeltà, come Maria, e con dedizione ai voti, come San Domenico e Santa Teresa di Gesù, affinché la grazia battesimale diventi la linfa di ogni nostra azione.
E così, come Gesù scende nel Giordano per iniziare la sua missione, anche noi, immersi nello Spirito, possiamo lasciarci trasformare ogni giorno. Lasciamo che la nostra vita sia un canto di lode, un riflesso della gloria e della misericordia di Dio. Che gli angeli ci sostengano con le loro mani invisibili, che Maria ci accompagni con il suo sì silenzioso, che san Domenico e Santa Teresa di Gesù ci ricordino la bellezza della fedeltà: e così, nella contemplazione e nell’azione, viviamo la vita nuova che Cristo ci ha portato.