Avvento: si ricomincia da Lui

Da domenica 29 novembre abbiamo rimesso in moto il calendario della fede: è iniziato un nuovo anno liturgico. E appena varcata la porta della Chiesa, ci ha accolti il viola. Non un colore messo lì “perché sì”, ma un richiamo diretto alla speranza, quella vera, che non fa rumore ma tiene in piedi. Nelle prime due settimane, la liturgia ce la mette davanti con forza, come a dirci: “Alza lo sguardo, perché il Signore Gesù viene davvero.”

I testi biblici, si sa, non hanno il vizio di andare per le lunghe: zero indifferenza, zero tiepidezze. Ci chiedono di muovere i piedi e soprattutto il cuore, lasciando alle spalle abitudini che ci frenano. È un invito a rivestirci dell’armatura di Cristo, la sola che non arrugginisce e che regge anche quando le giornate sono un po’ in salita.

Dopo questo inizio più “vigile”, la liturgia ci fa puntare il cuore al centro dell’evento: il Cristo che entra nella nostra carne. Non una metafora poetica, ma un fatto che capovolge la storia. Un dono che riapre la strada a tutti, proprio tutti.

E tra la Sua venuta nel tempo e quella gloriosa che attendiamo, c’è quella di ogni giorno, quella che passa per i volti che incrociamo: Cristo che viene a noi attraverso l’altro. Di solito in silenzio, ma mai per caso.

Nel presbiterio ci aspetta la corona di Avvento realizzata da Giovanni. Non è un “addobbo” messo per estetica: è un segnale luminoso che ci ricorda verso dove stiamo camminando. Le quattro candele sono come quattro “guide” che la liturgia ci affida: i profeti, con Isaia in prima linea, Giovanni Battista che con il suo stile un po’ ruvido ci invita a convertirci, e Maria, il cuore pulsante dell’attesa. Ogni domenica ne accendiamo una, e ogni fiamma ci riporta al centro assoluto: Cristo, luce vera. Lui stesso ce lo ricorda in Giovanni 8,12: “Io sono la luce del mondo.” È Lui che rischiara, Lui che scaccia il buio, Lui che rimette in carreggiata quando la notte sembra infinita.

E noi, cresciuti alla scuola di Santa Teresa e San Giovanni della Croce, lo sappiamo bene: la luce non è un concetto, è una strada. È presenza che ti cammina accanto.

Dal 17 al 24 dicembre, le celebrazioni quotidiane ci fanno entrare con passo lento ma deciso nel mistero dell’Incarnazione. In questi giorni brilla anche la festa dell’Immacolata, che non interrompe l’Avvento ma lo completa. Maria è la Figlia di Sion, la donna delle promesse: in lei la Parola si fa carne, e lei resta, allo stesso tempo, Vergine e Madre.

Ecco perché l’Avvento è il tempo mariano per eccellenza: vigilanza, attesa, speranza, tre parole che non passano mai di moda.

Quest’anno cominciamo anche il cammino verso un appuntamento gigante: l’anno dedicato a San Giovanni della Croce. Il 2026 segnerà 300 anni dalla sua canonizzazione e 100 dal suo riconoscimento come Dottore della Chiesa. La Provvidenza, ogni tanto, sembra proprio divertirsi con il tempismo: celebrare il “Cantore della notte luminosa” mentre la liturgia ci sussurra che Cristo è Luce… beh, è un incastro perfetto. Sarà un anno pieno di incontri, approfondimenti, momenti che ci aiuteranno a tornare all’essenziale, con lo stile radicale e poetico che Giovanni sapeva vivere come nessun altro.

La comunità vi augura un buon inizio di Avvento: camminiamo insieme, con una luce che cresce, un’attesa che matura e una speranza che non vacilla.

Avanti così, con il cuore desto e lo sguardo fisso su Colui che viene.

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